Contrazioni Isometriche: Sono Tutte Uguali? I Fisioterapisti della FisioClinic Mettono a Confronto PIMA e HIMA!

Introduzione alle Contrazioni Isometriche

Le contrazioni isometriche rappresentano uno strumento fondamentale nella pratica fisioterapica e riabilitativa. Non tutte, però, sono uguali: a seconda della modalità di esecuzione, infatti, possono avere effetti differenti su muscoli, tendini e performance del paziente.
In questo articolo analizzeremo le principali tipologie di contrazioni isometriche — PIMA (Pushing Isometric Muscle Action) e HIMA (Holding Isometric Muscle Action) — e il loro ruolo nella riabilitazione e nel miglioramento della performance.

Cosa Sono le Contrazioni Isometriche?

Una contrazione isometrica è un’attivazione muscolare in cui il muscolo sviluppa tensione senza modificare la propria lunghezza.
In fisioterapia, queste contrazioni vengono utilizzate per:

Tuttavia, non tutte le contrazioni isometriche hanno lo stesso effetto. Per comprenderlo meglio, occorre distinguere tra PIMA e HIMA.

PIMA: Pushing Isometric Muscle Action

Durante una PIMA, il paziente spinge contro un oggetto inamovibile (ad esempio una parete o un attrezzo bloccato), cercando di spostarlo.
In termini biomeccanici, si tratta di una contrazione concentrica “interrotta” da una resistenza esterna fissa.

Benefici principali:

Quando utilizzarla:

Le PIMA sono particolarmente utili nei protocolli di rinforzo muscolare e nella fase di recupero avanzata, quando è necessario sollecitare il muscolo in sicurezza senza movimento articolare.

HIMA: Holding Isometric Muscle Action

Durante una HIMA, invece, il paziente cerca di resistere a una forza esterna che, prima o poi, lo vincerà.
Questo porta a una fase successiva di contrazione eccentrica, determinata dalla progressiva vittoria del carico sul muscolo.

Benefici principali:

Quando utilizzarla:

Le HIMA sono molto indicate nei protocolli riabilitativi per tendinopatie, nella prevenzione delle recidive e nell’allenamento della resistenza neuromuscolare.

Riabilitazione vs Performance: un Continuum

Le contrazioni isometriche possono essere modulate in base a carico, durata e numero di ripetizioni per adattarsi agli obiettivi del paziente:

Conclusioni

Le contrazioni isometriche non sono tutte uguali. Saper distinguere e utilizzare correttamente PIMA e HIMA permette al fisioterapista di personalizzare al meglio il percorso riabilitativo e di performance.
Alla FisioClinic del Centro Colombo Genova, integriamo queste tecniche nei nostri protocolli per offrire ai pazienti percorsi di riabilitazione e potenziamento mirati, sicuri ed efficaci.

Radicolopatia Cervicale: Sintomi, Cause e Gestione Fisioterapica

Introduzione alla Radicolopatia Cervicale

La radicolopatia cervicale è una condizione clinica che interessa una o più radici nervose a livello del rachide cervicale. Può essere causata da processi infiammatori o compressivi e rappresenta una delle problematiche più frequenti della colonna vertebrale.

Secondo i dati epidemiologici, si stima un’incidenza di 83 casi ogni 100.000 soggetti, con maggiore prevalenza negli uomini tra i 50 e i 54 anni. La radicolopatia cervicale coinvolge più spesso i segmenti C6 e C7, ma può presentarsi anche ad altri livelli cervicali.

Fattori di Rischio della Radicolopatia Cervicale

Tra i principali fattori predisponenti troviamo:

Cause Principali

La maggior parte dei casi di radicolopatia cervicale è attribuibile a spondilosi cervicale, ossia i cambiamenti degenerativi che colpiscono le articolazioni zigoapofisarie, i dischi e i tessuti molli circostanti.

Altre possibili cause includono:

Radicolopatia Cervicale e Dolore Radicolare: Differenze

È importante distinguere tra:

Le due condizioni possono coesistere, ma non necessariamente: un paziente può avere dolore senza deficit neurologici, o deficit neurologici senza dolore.

Sintomi della Radicolopatia Cervicale

I sintomi variano a seconda del livello coinvolto, ma generalmente includono:

Meccanismi Fisiopatologici

Contrariamente a quanto si pensa, la radicolopatia cervicale non dipende sempre da una compressione diretta del nervo. Anche processi infiammatori o combinati (compressione + infiammazione) possono alterare la conduzione nervosa.

Diagnosi: Clinica e Strumentale

La diagnosi deve basarsi sull’integrazione tra valutazione clinica ed esami strumentali (risonanza magnetica, elettromiografia).

È importante ricordare che:

Il Ruolo della Fisioterapia nella Radicolopatia Cervicale

La fisioterapia gioca un ruolo fondamentale nella gestione conservativa della radicolopatia cervicale. Gli obiettivi principali del trattamento includono:

Strumenti utilizzati in fisioterapia

  1. Terapie manuali (mobilizzazioni, neurodinamica)
  2. Esercizi terapeutici per rinforzo e controllo motorio
  3. Terapie fisiche strumentali:

Conclusioni

La radicolopatia cervicale è una condizione comune che, se correttamente diagnosticata e trattata, ha in genere una prognosi favorevole. La fisioterapia rappresenta un approccio centrale nella gestione, capace di ridurre i sintomi, migliorare la funzionalità e restituire al paziente una migliore qualità di vita.

Presso la FisioClinic del Centro Colombo Genova offriamo programmi riabilitativi personalizzati e basati su evidenze scientifiche, integrando terapie manuali e strumentali per un recupero sicuro ed efficace.

Riabilitazione del Legamento Crociato Anteriore (LCA): una Guida Completa

Introduzione alla Lesione del Legamento Crociato Anteriore

La lesione del legamento crociato anteriore (LCA) è uno degli infortuni più importanti del ginocchio, soprattutto negli sport caratterizzati da cambi di direzione, decelerazioni, salti e rotazioni, come calcio, basket, pallavolo, sci, tennis e padel.

Una lesione del LCA non rappresenta soltanto un problema di stabilità del ginocchio. Può determinare perdita di forza muscolare, alterazioni del controllo neuromuscolare, riduzione della capacità funzionale e difficoltà nel ritorno allo sport, oltre ad avere un significativo impatto psicologico sull'atleta.

Anche dopo una ricostruzione chirurgica, infatti, tornare semplicemente a praticare attività fisica non significa necessariamente essere tornati al livello precedente all'infortunio.

Le linee guida Aspetar riportano che dopo ricostruzione del LCA circa l'80% dei pazienti ritorna a qualche forma di attività sportiva, mentre circa il 65% torna al livello precedente all'infortunio e il 55% allo sport competitivo.

Per questo la riabilitazione dopo lesione o ricostruzione del legamento crociato anteriore deve essere individualizzata, progressiva e guidata non soltanto dal tempo trascorso dall'infortunio o dall'intervento, ma soprattutto dal raggiungimento di specifici criteri clinici e funzionali. Le più recenti raccomandazioni internazionali confermano l'importanza di questo approccio.

Presso FisioClinic – Centro Colombo a Genova, i medici fisiatri Dott. Andrea Bertulessi e Dott. Vittorio Anfossi effettuano la valutazione fisiatrica e possono definire e prescrivere, quando indicato, il percorso fisioterapico più appropriato.

Il programma riabilitativo viene quindi sviluppato dai fisioterapisti specializzati della FisioClinic, adattandolo alle caratteristiche del paziente, alla fase di recupero, all'eventuale intervento chirurgico eseguito e agli obiettivi funzionali e sportivi.

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Che Cos'è il Legamento Crociato Anteriore?

Il legamento crociato anteriore è uno dei principali stabilizzatori del ginocchio ed è situato all'interno dell'articolazione.

Una delle sue funzioni principali consiste nel limitare la traslazione anteriore della tibia rispetto al femore e contribuire al controllo della stabilità rotazionale del ginocchio.

Tradizionalmente vengono descritti due principali fasci funzionali:

Il LCA, tuttavia, non svolge esclusivamente una funzione meccanica. Contiene anche recettori coinvolti nella propriocezione e nel controllo neuromuscolare.

Dopo una lesione possono quindi verificarsi non soltanto alterazioni della stabilità articolare, ma anche cambiamenti nelle strategie utilizzate dall'organismo per controllare il movimento.

Per questo la riabilitazione del LCA non può essere ridotta al semplice rinforzo muscolare del ginocchio.

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Come si Rompe il Legamento Crociato Anteriore?

Molte lesioni del LCA si verificano attraverso meccanismi senza un contatto diretto.

Tra le situazioni più frequenti troviamo:

Altre lesioni possono invece verificarsi in seguito a un trauma diretto.

Al momento dell'infortunio il paziente può avvertire una sensazione di cedimento del ginocchio o uno “schiocco”, seguiti da dolore, gonfiore e difficoltà nel proseguire l'attività.

La diagnosi richiede una valutazione clinica specialistica, eventualmente integrata dagli esami strumentali ritenuti necessari dal medico.

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Una Lesione del LCA Deve Sempre Essere Operata?

No. Una lesione del legamento crociato anteriore non comporta automaticamente la necessità di un intervento chirurgico.

La decisione deve essere personalizzata.

La ricostruzione chirurgica può essere indicata soprattutto nei pazienti che presentano importanti episodi di instabilità, elevate richieste funzionali o sportive, partecipazione a sport caratterizzati da pivot e cambi di direzione oppure determinate lesioni associate.

In altri pazienti può invece essere preso in considerazione un percorso riabilitativo strutturato senza ricostruzione immediata.

Il consenso internazionale Panther sottolinea infatti che il trattamento deve tenere conto del livello di attività desiderato, delle caratteristiche individuali e delle lesioni associate.

La decisione può dipendere da:

È quindi più corretto parlare di percorso terapeutico personalizzato piuttosto che contrapporre semplicemente chirurgia e fisioterapia.

Anche quando viene scelta la ricostruzione chirurgica, infatti, la fisioterapia rappresenta una componente fondamentale del recupero.

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Pre-riabilitazione Prima dell'Intervento al Legamento Crociato Anteriore

Quando viene programmata una ricostruzione chirurgica, la riabilitazione può iniziare prima dell'intervento.

Questa fase viene definita prehabilitation o pre-riabilitazione.

Gli obiettivi possono comprendere:

Le linee guida Aspetar indicano che la riabilitazione preoperatoria può contribuire al recupero della forza del quadricipite e del range articolare e può avere effetti positivi sul successivo percorso riabilitativo.

Arrivare all'intervento nelle migliori condizioni funzionali possibili può quindi rappresentare un importante primo passo del percorso.

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Ricostruzione del LCA: Quale Graft Viene Utilizzato?

Quando viene scelta la ricostruzione chirurgica, il chirurgo può utilizzare differenti tipologie di innesto, chiamato comunemente graft.

Tra gli autograft, cioè gli innesti ottenuti utilizzando tessuti dello stesso paziente, troviamo principalmente:

Esistono inoltre gli allograft, ottenuti da donatore.

Non esiste un graft universalmente migliore per ogni paziente.

La scelta dipende da diversi fattori, tra cui età, caratteristiche anatomiche, attività sportiva, livello funzionale, precedenti interventi e valutazione del chirurgo.

Nei pazienti giovani e negli sportivi vengono frequentemente utilizzati autograft, mentre l'indicazione deve essere sempre individualizzata.

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Come Guarisce il Graft dopo la Ricostruzione del Legamento Crociato Anteriore?

Dopo la ricostruzione chirurgica, l'innesto attraversa un complesso processo biologico di integrazione e rimodellamento, spesso indicato con il termine ligamentizzazione.

Questo processo continua per un periodo prolungato.

È quindi importante evitare una semplificazione frequente:

“Sono trascorsi 6 o 9 mesi, quindi il nuovo legamento è completamente guarito.”

Il tempo trascorso dall'intervento rappresenta un parametro importante, ma non coincide automaticamente con il completo recupero biologico e funzionale.

Le moderne strategie riabilitative combinano quindi:

tempo biologico + stato clinico + forza + funzione + controllo del movimento + richieste specifiche del paziente.

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Riabilitazione del LCA: Perché oggi si Parla di Percorso Criteria-Based?

In passato i protocolli riabilitativi erano frequentemente organizzati quasi esclusivamente in base alle settimane trascorse dall'intervento.

Oggi sappiamo che questo approccio è insufficiente.

Due pazienti operati nello stesso giorno possono infatti presentare, dopo alcuni mesi, livelli completamente differenti di forza, mobilità, controllo neuromuscolare e capacità funzionale.

Le linee guida Aspetar raccomandano pertanto una riabilitazione criteria-based, cioè basata sul raggiungimento di specifici criteri, pur continuando a rispettare i tempi minimi necessari alla protezione e alla guarigione biologica dell'innesto.

Il paziente progredisce quindi da una fase all'altra quando possiede le caratteristiche necessarie per affrontare in sicurezza il livello successivo.

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Le Fasi della Riabilitazione Dopo Ricostruzione del Legamento Crociato Anteriore

Le fasi seguenti rappresentano una progressione generale.

Non devono essere interpretate come un calendario identico per tutti i pazienti, perché la riabilitazione viene adattata all'intervento effettuato, alle eventuali lesioni associate e alla risposta individuale.

Fase 1 – Controllo dei sintomi e recupero della mobilità

Nella fase iniziale gli obiettivi principali possono comprendere:

Il recupero dell'estensione completa del ginocchio rappresenta un obiettivo particolarmente importante.

Il recente consenso internazionale sulla riabilitazione precoce dopo ricostruzione del LCA sottolinea l'importanza del recupero dell'estensione, della funzione del quadricipite e della qualità del movimento già nelle prime fasi.

Fase 2 – Recupero della forza muscolare

La perdita di forza del quadricipite rappresenta uno dei principali problemi dopo lesione e ricostruzione del LCA.

Il programma viene quindi progressivamente orientato verso il recupero della forza di:

La riabilitazione può comprendere esercizi sia in catena cinetica chiusa sia in catena cinetica aperta, opportunamente dosati e progressivamente caricati.

Le linee guida contemporanee non supportano l'idea che gli esercizi in catena cinetica aperta per il quadricipite debbano essere sempre evitati: possono essere inseriti in maniera progressiva considerando fase riabilitativa, range articolare, carico e caratteristiche del paziente.

Fase 3 – Propriocezione, controllo motorio e capacità neuromuscolare

Recuperare la forza non è sufficiente.

Il paziente deve progressivamente recuperare la capacità di produrre, assorbire e controllare le forze durante movimenti sempre più complessi.

Il programma può quindi comprendere:

Strength training e motor control training rappresentano componenti complementari del percorso riabilitativo.

Fase 4 – Ritorno progressivo alla corsa

Il ritorno alla corsa rappresenta un importante traguardo della riabilitazione, ma non dovrebbe essere deciso esclusivamente sulla base del numero di settimane trascorse dall'intervento.

Devono essere valutati diversi parametri, tra cui:

Le linee guida Aspetar propongono, tra i criteri utilizzabili, anche una simmetria della forza del quadricipite superiore all'80%, da interpretare comunque insieme agli altri parametri clinici e funzionali.

Fase 5 – Pliometria, salti e decelerazioni

Una volta costruita un'adeguata base di forza e controllo possono essere introdotte progressivamente attività più dinamiche:

In questa fase non conta soltanto quanto lontano o quanto in alto riesce a saltare il paziente.

È importante valutare anche come viene eseguito il movimento, come vengono assorbite le forze e quali strategie utilizza l'arto durante l'atterraggio.

Fase 6 – Cambi di direzione e riatletizzazione

Negli sport caratterizzati da pivoting, accelerazioni e movimenti multidirezionali è necessario recuperare progressivamente:

La fase finale deve quindi diventare sempre più sport-specifica.

Un calciatore, un cestista, uno sciatore e un giocatore di padel presentano richieste differenti e il percorso di riatletizzazione deve tenerne conto.

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Quando si Può Tornare a Correre Dopo l'Intervento al Legamento Crociato Anteriore?

Non esiste una data identica per tutti.

Le 12 settimane vengono spesso utilizzate come riferimento temporale nei protocolli, ma non rappresentano automaticamente il momento in cui ogni paziente è pronto per correre.

La decisione deve considerare contemporaneamente il tempo trascorso dall'intervento e criteri relativi a:

Le linee guida Aspetar raccomandano infatti una progressione basata sui criteri e non esclusivamente sul calendario.

La domanda non dovrebbe quindi essere soltanto:

“Sono trascorsi tre mesi?”

ma anche:

“Il mio ginocchio possiede le caratteristiche necessarie per tollerare progressivamente la corsa?”

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Quando si può Tornare allo Sport dopo la Ricostruzione del Legamento Crociato Anteriore?

Il Return to Sport (RTS) non è una singola data.

È più corretto considerarlo come un percorso progressivo:

ritorno alla partecipazione → ritorno allo sport → ritorno alla performance.

Il consenso internazionale sul Return to Sport dopo lesione del LCA raccomanda esplicitamente di abbandonare una decisione basata esclusivamente sul tempo.

Le più recenti indicazioni del Freddie Fu Panther Symposium confermano inoltre che il ritorno allo sport è un processo complesso e multidisciplinare, nel quale devono essere considerate capacità fisiche, funzione, richieste specifiche dello sport e altri fattori individuali.

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Quali Test Vengono Utilizzati Prima del Ritorno allo Sport?

Prima del ritorno allo sport può essere utilizzata una batteria di valutazioni che considera differenti aspetti.

Stato clinico del ginocchio

Vengono valutati:

Forza muscolare

Particolare attenzione viene dedicata a quadricipite e hamstring.

Quando disponibili possono essere utilizzati test isometrici o isocinetici.

Uno dei parametri frequentemente utilizzati è il Limb Symmetry Index (LSI), che confronta le prestazioni dell'arto operato con quelle dell'arto controlaterale.

Valori pari o superiori al 90% vengono spesso utilizzati in diversi test funzionali, ma non devono essere interpretati isolatamente.

Anche l'arto non operato può infatti aver perso forza durante il periodo di inattività.

Per questo possono essere importanti anche valori assoluti di forza, dati precedenti all'infortunio quando disponibili e valori normativi relativi allo sport praticato.

Hop test e test di salto

Possono essere utilizzati diversi test, tra cui:

Oltre al risultato quantitativo, è importante osservare anche qualità dell'atterraggio e strategia del movimento.

Corsa e cambi di direzione

Negli sportivi più avanzati possono essere analizzati:

Preparazione psicologica

Il recupero fisico non rappresenta l'unico fattore necessario per tornare allo sport.

Un atleta può aver recuperato forza e funzione ma avere ancora paura di un nuovo infortunio o non sentirsi pronto a tornare alla competizione.

Il consenso internazionale raccomanda quindi di considerare anche la readiness psicologica all'interno della decisione di ritorno allo sport.

Tra gli strumenti utilizzabili rientra l'ACL-RSI (Anterior Cruciate Ligament – Return to Sport after Injury).

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Perché non Basta Aspettare 6 o 9 Mesi?

Perché tempo trascorso e recupero funzionale non sono la stessa cosa.

Due persone a nove mesi dalla ricostruzione possono presentare livelli molto differenti di:

Allo stesso tempo, superare alcuni test non significa che i tempi biologici possano essere ignorati.

La decisione deve quindi integrare:

tempo + biologia + stato clinico + forza + funzione + controllo motorio + psicologia + richieste dello sport.

Il Rischio di un Secondo Infortunio al Legamento Crociato Anteriore

Il ritorno allo sport non rappresenta necessariamente la fine del percorso riabilitativo.

Soprattutto negli atleti giovani e negli sport ad alta richiesta, esiste un rischio di una nuova lesione del LCA, che può interessare il ginocchio operato oppure quello controlaterale.

Per questo la fase di riatletizzazione e prevenzione secondaria assume particolare importanza.

Il lavoro su forza, controllo motorio, capacità di decelerazione, atterraggio, cambi di direzione e gestione progressiva dei carichi dovrebbe accompagnare il ritorno alla pratica sportiva.

Il Ruolo del Fisioterapista nella Riabilitazione del LCA

La fisioterapia rappresenta una componente centrale del recupero funzionale dopo una lesione o una ricostruzione del legamento crociato anteriore.

L'esercizio terapeutico costituisce il cardine della riabilitazione dopo ACL reconstruction secondo le linee guida internazionali.

Il fisioterapista programma e adatta progressivamente il percorso sulla base della risposta del paziente.

Gli obiettivi possono comprendere:

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Quale Ruolo Hanno le Terapie Fisiche nella Riabilitazione del LCA?

Le terapie fisiche strumentali possono essere utilizzate come complemento del percorso quando clinicamente indicate, ma non sostituiscono l'esercizio terapeutico.

Presso FisioClinic possono essere integrate, sulla base della valutazione e degli obiettivi terapeutici individuali, tecnologie come Tecarterapia, terapia combinata SIN200 e Limfa Therapy.

Il loro eventuale utilizzo deve essere considerato all'interno di un programma riabilitativo complessivo nel quale esercizio, recupero della forza, controllo motorio e progressione funzionale rimangono gli elementi centrali.

Le linee guida Aspetar indicano infatti l'esercizio come componente principale della riabilitazione, mentre alcune modalità fisiche possono essere utilizzate come interventi complementari soprattutto nelle fasi iniziali.

Riabilitazione del Legamento Crociato Anteriore a Genova presso FisioClinic

Presso FisioClinic – Centro Colombo a Genova, il paziente con una lesione del legamento crociato anteriore può essere seguito attraverso un percorso coordinato e personalizzato.

I dott. Andrea Bertulessi e dott. Vittorio Anfossi, medici fisiatri, effettuano la visita fisiatrica, valutano il quadro clinico e funzionale e possono prescrivere, quando indicato, il percorso fisioterapico più appropriato.

La riabilitazione viene successivamente sviluppata dai fisioterapisti specializzati della FisioClinic, adattando progressivamente il programma alla fase di recupero, alle indicazioni del chirurgo in caso di intervento e agli obiettivi personali, lavorativi o sportivi del paziente.

Il percorso può comprendere:

Per lo sportivo, l'obiettivo non è semplicemente tornare in campo il prima possibile, ma recuperare progressivamente le capacità necessarie per affrontare nuovamente le richieste specifiche della propria disciplina.

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Conclusioni

La riabilitazione dopo una lesione o ricostruzione del legamento crociato anteriore è un percorso complesso che richiede tempo, progressione e personalizzazione.

Le evidenze scientifiche hanno progressivamente superato il concetto di un protocollo basato esclusivamente sul calendario.

La riabilitazione moderna integra criteri temporali, biologici, clinici, funzionali e psicologici, adattando la progressione alle caratteristiche del singolo paziente.

Recuperare la mobilità rappresenta soltanto una parte del percorso. Per tornare alle attività sportive è necessario recuperare forza, capacità di produrre e assorbire forze, controllo motorio, corsa, salti, decelerazioni e cambi di direzione fino ad arrivare ai gesti specifici dello sport praticato.

La collaborazione tra medico fisiatra, chirurgo ortopedico quando coinvolto, fisioterapista e paziente consente di costruire un percorso individualizzato e progressivo, con l'obiettivo di recuperare funzione e prestazione in maniera consapevole.

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Domande Frequenti sulla Riabilitazione del Legamento Crociato Anteriore

Quanto dura la riabilitazione dopo la ricostruzione del LCA?

Non esiste una durata identica per tutti. Il percorso deve rispettare i tempi biologici e contemporaneamente basarsi sul raggiungimento di criteri clinici e funzionali. Negli sportivi che desiderano tornare a discipline ad alta richiesta, il percorso può durare molti mesi e il ritorno alla competizione deve essere valutato individualmente.

Dopo quanto tempo si può iniziare a correre?

Le 12 settimane vengono frequentemente utilizzate come riferimento, ma non rappresentano una scadenza automatica. Prima di iniziare la corsa devono essere valutati mobilità, gonfiore, forza del quadricipite e capacità funzionale.

Dopo quanto tempo si può tornare a giocare a calcio, basket, tennis o padel?

Non esiste un numero di mesi valido per tutti. Il tempo trascorso dall'intervento è soltanto uno dei parametri: devono essere valutati anche forza, test funzionali, qualità del movimento, corsa, cambi di direzione, preparazione sport-specifica e readiness psicologica.

Una lesione del LCA deve sempre essere operata?

No. In pazienti selezionati può essere indicato un percorso riabilitativo senza ricostruzione immediata. La decisione dipende dalle caratteristiche della lesione, dall'instabilità, dalle eventuali lesioni associate, dalle attività praticate e dagli obiettivi del paziente.

È utile fare fisioterapia prima dell'intervento al LCA?

Quando indicata, la pre-riabilitazione può aiutare a recuperare mobilità, forza e controllo del ginocchio e a preparare il paziente al percorso postoperatorio.

Quali esercizi si fanno dopo la ricostruzione del LCA?

Gli esercizi cambiano progressivamente durante il percorso e possono comprendere recupero della mobilità, rinforzo di quadricipite e muscolatura dell'arto inferiore, controllo neuromuscolare, esercizi monopodalici, corsa, salti, pliometria e successivamente cambi di direzione ed esercizi specifici per lo sport.

Come si stabilisce se il ginocchio è pronto per tornare allo sport?

La decisione dovrebbe integrare stato clinico, forza, test di salto, qualità del movimento, capacità di correre e cambiare direzione, richieste specifiche dello sport e preparazione psicologica. La decisione basata esclusivamente sul tempo trascorso dall'intervento non è considerata sufficiente.

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dott.ssa Eleonora Pozzo – Fisioterapista

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Bibliografia e Fonti Scientifiche

Kotsifaki R, Korakakis V, King E, et al. Aspetar clinical practice guideline on rehabilitation after anterior cruciate ligament reconstruction. British Journal of Sports Medicine. 2023;57(9):500–514. DOI: 10.1136/bjsports-2022-106158.

Wackerle AM, Sprague A, Joreitz R, et al. Freddie Fu Panther Symposium Expert Group 2024: Rehabilitation and return to sport after anterior cruciate ligament reconstruction. Part 1: Early and intermediate phases of rehabilitation. Knee Surgery, Sports Traumatology, Arthroscopy. 2026;34(2):520–530. DOI: 10.1002/ksa.70115.

Wackerle AM, Joreitz R, Sprague A, et al. Freddie Fu Panther Symposium Expert Group 2024: Rehabilitation and return to sport after anterior cruciate ligament reconstruction. Part 2: Concepts and emerging technology in return to sport. Knee Surgery, Sports Traumatology, Arthroscopy. 2026;34(2):531–542. DOI: 10.1002/ksa.70110.

Meredith SJ, Rauer T, Chmielewski TL, et al. Return to sport after anterior cruciate ligament injury: Panther Symposium ACL Injury Return to Sport Consensus Group. Consensus internazionale sul processo di ritorno allo sport dopo lesione del LCA.

Diermeier TA, Rothrauff BB, Engebretsen L, et al. Treatment after anterior cruciate ligament injury: Panther Symposium ACL Treatment Consensus Group. British Journal of Sports Medicine.

Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione medica, fisiatrica, ortopedica o fisioterapica individuale.

Frattura di Astragalo: Tipologie, Rischi e Approccio Fisioterapico?

Introduzione alla Frattura di Astragalo

Le fratture dell’astragalo non sono tutte uguali e rappresentano una sfida diagnostica e terapeutica sia per il medico che per il fisioterapista. Comprenderne caratteristiche, rischi e implicazioni è fondamentale per gestire al meglio il percorso di recupero.

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Cos’è l’Astragalo e Perché è Così Importante?

L’astragalo è il secondo osso più voluminoso del piede, con un ruolo centrale nella biomeccanica della caviglia. Collega tibia, perone e calcagno, permettendo i movimenti di carico e rotazione.

La sua particolarità?
È dotato di una vascolarizzazione terminale fornita dai rami dell’arteria tibiale anteriore e posteriore. Questo significa che la sua capacità di ricevere sangue è limitata, e di conseguenza una frattura può portare a ritardi di guarigione o a complicanze come la necrosi.

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Perché la Frattura di Astragalo è Complessa?

A differenza di altre fratture, quelle dell’astragalo:

Per questo motivo, la gestione fisioterapica deve essere particolarmente accurata e personalizzata.

Tipologie di Frattura di Astragalo

Le fratture di astragalo si classificano principalmente in tre tipologie:

Frattura marginale delle apofisi

Frattura del corpo dell’astragalo

Frattura del collo dell’astragalo (la più pericolosa)

Secondo Grassi, Pazzaglia, Pilato e Zatti (Manuale di Ortopedia e Traumatologia, 2021), le fratture del collo dell’astragalo rappresentano le più gravi e complesse da trattare.

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Il Ruolo del Fisioterapista nella Gestione Post-Frattura di Astragalo

Il percorso riabilitativo dopo una frattura di astragalo è complesso e delicato. La ridotta vascolarizzazione di questo osso rende la guarigione più lenta rispetto ad altre fratture, perciò è fondamentale un approccio fisioterapico mirato e progressivo.

Recupero della mobilità articolare

Dopo settimane di immobilizzazione, la caviglia tende a diventare rigida.
Il fisioterapista interviene con:

Il supporto delle terapie fisiche strumentali

Oltre agli esercizi riabilitativi e al lavoro manuale, la fisioterapia post-frattura di astragalo può essere supportata dall’utilizzo di elettromedicali avanzati, che favoriscono il recupero e riducono i tempi di guarigione:

L’integrazione di queste terapie nel percorso fisioterapico, sempre personalizzato e supervisionato, aiuta a ottimizzare i risultati, ridurre i sintomi residui e migliorare la qualità del recupero.

Rinforzo muscolare e recupero della forza

La perdita di tono muscolare è inevitabile dopo un lungo periodo di scarico.
Il lavoro fisioterapico si concentra su:

Lavoro propriocettivo e controllo neuromuscolare

Le fratture di astragalo alterano la stabilità della caviglia.
Per questo il fisioterapista utilizza:

Monitoraggio delle complicanze

Un aspetto cruciale è la sorveglianza clinica. Il fisioterapista, lavorando in sinergia con l’ortopedico, osserva:

Approccio multidisciplinare

Il recupero ottimale richiede la collaborazione tra diversi professionisti:

In sintesi, la fisioterapia post-frattura di astragalo non si limita al “tornare a camminare”, ma ha l’obiettivo più ampio di restituire al paziente stabilità, sicurezza e funzionalità duratura, riducendo al minimo i rischi di complicanze e recidive.

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Conclusioni

Le fratture di astragalo non sono tutte uguali: la loro gravità varia in base alla sede e al tipo di compromissione. Tra tutte, le fratture del collo dell’astragalo rappresentano le più rischiose per la guarigione e la stabilità della caviglia.

Alla FisioClinic del Centro Colombo Genova ci occupiamo della riabilitazione post-frattura con protocolli personalizzati, strumenti avanzati e un approccio basato sulle più recenti evidenze scientifiche.

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Domande Frequenti sulla Frattura dell’Astragalo

1. Quanto tempo ci vuole per guarire da una frattura dell’astragalo?

I tempi di guarigione di una frattura dell’astragalo dipendono dalla sede e dalla gravità della frattura, dall’eventuale scomposizione o lussazione e dal trattamento effettuato. La consolidazione ossea può richiedere diverse settimane o alcuni mesi, mentre il recupero completo della mobilità, della forza e della funzionalità della caviglia può richiedere più tempo. Il ritorno al carico deve essere stabilito dall’ortopedico sulla base dell’evoluzione clinica e degli esami di controllo.

2. Quando si può iniziare a camminare dopo una frattura dell’astragalo?

Non esiste una tempistica uguale per tutti. In molte fratture dell’astragalo è necessario inizialmente un periodo di immobilizzazione e scarico dell’arto. Il carico viene successivamente reintrodotto in maniera progressiva quando le condizioni cliniche e la consolidazione ossea lo consentono, secondo le indicazioni dello specialista. Anticipare autonomamente il carico può compromettere il processo di guarigione.

3. La frattura dell’astragalo è grave?

Può esserlo. L’astragalo è un osso particolare perché gran parte della sua superficie è ricoperta da cartilagine e alcune fratture possono comprometterne la vascolarizzazione. Le lesioni più severe, soprattutto se scomposte o associate a lussazione, possono presentare un rischio maggiore di complicanze come necrosi avascolare, rigidità articolare e artrosi post-traumatica.

4. Cos’è la necrosi avascolare dell’astragalo?

La necrosi avascolare dell’astragalo è una possibile complicanza in cui una parte dell’osso riceve un apporto sanguigno insufficiente. Il rischio è particolarmente importante in alcune fratture del collo dell’astragalo, soprattutto quando sono scomposte o associate a lussazione. Per questo motivo il follow-up ortopedico e gli esami di controllo sono fondamentali anche dopo il trattamento iniziale.

5. Quando si inizia la fisioterapia dopo una frattura dell’astragalo?

L’inizio della fisioterapia dopo una frattura dell’astragalo dipende dal tipo di lesione, dalla stabilità della frattura, dal trattamento conservativo o chirurgico effettuato e dalle indicazioni dell’ortopedico. Il percorso riabilitativo viene progressivamente adattato alle diverse fasi della guarigione, introducendo mobilizzazione, recupero del carico, rinforzo muscolare ed esercizio terapeutico nel momento più appropriato.

6. In cosa consiste la riabilitazione dopo una frattura dell’astragalo?

La riabilitazione viene personalizzata e può comprendere recupero della mobilità della caviglia e del piede, gestione dell’edema, rinforzo muscolare, rieducazione al carico e al cammino, esercizi propriocettivi e recupero del controllo neuromuscolare. Quando clinicamente indicate, possono essere associate terapie fisiche strumentali come supporto al percorso riabilitativo. Nei pazienti sportivi, le fasi successive prevedono inoltre un lavoro specifico per il ritorno graduale all’attività sportiva.

7. Si può tornare a fare sport dopo una frattura dell’astragalo?

In molti casi è possibile tornare allo sport dopo una frattura dell’astragalo, ma i tempi variano considerevolmente da persona a persona. Il ritorno all’attività non dovrebbe basarsi soltanto sul tempo trascorso dall’infortunio, ma sulla consolidazione della frattura e sul recupero di mobilità, forza, equilibrio, controllo neuromuscolare e capacità di tollerare i carichi specifici dello sport. La ripresa deve quindi essere progressiva e concordata con i professionisti che seguono il paziente.

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Riassorbimento Spontaneo dell’Ernia del Disco Lombare: Meccanismi Biologici e Ruolo della Fisioterapia

Introduzione all'Ernia Lombare

L'ernia del disco lombare è una delle condizioni più frequentemente associate a lombosciatalgia, sciatalgia e dolore radicolare agli arti inferiori.

Quando una risonanza magnetica evidenzia un'ernia, soprattutto se di grandi dimensioni, è comprensibile pensare che questa possa rimanere invariata nel tempo o che sia necessariamente destinata a un intervento chirurgico.

Ma è davvero così?

Una delle domande più frequenti dei pazienti è infatti:

“Un'ernia del disco lombare può riassorbirsi spontaneamente?”

La risposta è .

Le evidenze scientifiche dimostrano che una parte significativa delle ernie del disco lombare può ridursi di volume spontaneamente nel tempo, senza intervento chirurgico.

Una meta-analisi pubblicata su Clinical Spine Surgery nel 2024, che ha analizzato 31 studi per un totale di 2.233 pazienti trattati conservativamente, ha stimato un'incidenza complessiva del riassorbimento di circa il 70%.

La probabilità, però, cambia notevolmente in funzione del tipo di ernia.

In particolare, proprio le ernie estruse e sequestrate, che alla risonanza possono apparire più importanti, presentano una maggiore probabilità di regressione spontanea rispetto alle protrusioni e ai bulging discali. [1]

Il riassorbimento dell'ernia è un fenomeno biologico complesso che coinvolge sistema immunitario, infiammazione, macrofagi, neovascolarizzazione e degradazione della matrice extracellulare. [2]

Comprendere questi meccanismi è importante perché permette di interpretare l'ernia non necessariamente come una struttura statica, ma come un tessuto che in determinate condizioni può modificarsi nel tempo.


Cos'è un'Ernia del Disco Lombare?

Tra una vertebra e l'altra si trovano i dischi intervertebrali, strutture che contribuiscono alla mobilità e alla distribuzione dei carichi della colonna vertebrale.

Il disco è costituito principalmente da:

Quando parte del materiale discale oltrepassa i normali confini del disco può verificarsi un'ernia discale.

A seconda della morfologia si possono distinguere differenti configurazioni, tra cui:

Questa distinzione non è soltanto radiologica: la morfologia dell'ernia è uno dei fattori maggiormente associati alla probabilità di riassorbimento spontaneo.


Quanto Spesso un'Ernia del Disco si Riassorbe Spontaneamente?

Le evidenze disponibili mostrano che il fenomeno è tutt'altro che eccezionale.

La meta-analisi di Zou e collaboratori, pubblicata nel 2024, ha analizzato 31 studi comprendenti complessivamente 2.233 pazienti sottoposti a trattamento conservativo.

L'incidenza complessiva di riassorbimento dell'ernia del disco lombare è risultata pari al:

70,39%.

Ma il dato diventa ancora più interessante analizzando separatamente le differenti morfologie dell'ernia:

La maggior parte del processo di riassorbimento osservato negli studi analizzati si verificava inoltre entro i primi 6 mesi di trattamento conservativo. [1]

Una precedente revisione sistematica aveva trovato risultati analoghi, con probabilità di regressione spontanea del 96% nelle ernie sequestrate, 70% nelle estrusioni, 41% nelle protrusioni e 13% nei bulging. [3]

Le percentuali precise variano quindi tra gli studi in funzione della popolazione, delle definizioni utilizzate e del momento in cui viene effettuata la RM di controllo.

Il messaggio clinico, però, rimane molto chiaro:

le ernie estruse e soprattutto quelle sequestrate hanno una probabilità di regressione spontanea significativamente maggiore rispetto alle forme contenute.


Perché Proprio le Ernie più Grandi Possono Riassorbirsi più Facilmente?

Questo dato può sembrare controintuitivo.

Si potrebbe pensare che:

“più grande è l'ernia, minori sono le possibilità di guarigione.”

In realtà, dal punto di vista del riassorbimento, può accadere proprio il contrario.

Una revisione sistematica e meta-analisi del 2023 sui fattori predittivi della regressione spontanea ha rilevato probabilità di regressione di circa:

La stessa analisi ha identificato anche un maggiore volume iniziale dell'ernia tra i fattori associati a una maggiore probabilità di regressione.

Una possibile spiegazione è biologica.

Quando il materiale discale fuoriesce maggiormente dal proprio ambiente originario ed entra nello spazio epidurale, diventa più accessibile alla circolazione sanguigna e al sistema immunitario.

Questo può favorire la risposta biologica responsabile della sua degradazione.


Come Avviene il Riassorbimento Spontaneo dell'Ernia?

Il riassorbimento non è semplicemente un fenomeno di “disidratazione” dell'ernia.

Le conoscenze attuali suggeriscono l'intervento contemporaneo di diversi processi:

  1. risposta infiammatoria;
  2. reclutamento e attivazione dei macrofagi;
  3. formazione di nuovi vasi sanguigni;
  4. degradazione della matrice extracellulare;
  5. fagocitosi del materiale discale;
  6. disidratazione e retrazione del frammento.

La revisione di Yu et al., pubblicata su Arthritis Research & Therapy nel 2022, identifica proprio infiltrazione macrofagica, risposta infiammatoria, rimodellamento della matrice e neovascolarizzazione tra i principali meccanismi biologici coinvolti nel fenomeno. [2]


Il Disco Intervertebrale e il Cosiddetto “Privilegio Immunitario”

Il nucleo polposo si trova normalmente in un ambiente relativamente isolato dal sistema immunitario.

L'integrità dell'anulus fibroso e delle altre strutture del disco contribuisce a mantenere il materiale nucleare separato dalla circolazione sistemica.

Quando si verifica un'ernia, soprattutto quando il materiale discale oltrepassa l'anulus e il legamento longitudinale posteriore, parte del nucleo polposo può entrare in contatto con il sistema immunitario.

Questo contatto può innescare una risposta infiammatoria.

Il materiale discale erniato viene quindi riconosciuto dal sistema immunitario e può essere progressivamente infiltrato da cellule deputate alla sua degradazione.


DAMPs: i Segnali di Pericolo dell'Ernia Discale

Il danno cellulare e della matrice extracellulare può determinare il rilascio di molecole note come DAMPs – Damage-Associated Molecular Patterns.

I DAMPs funzionano come segnali biologici di danno e possono attivare i recettori dell'immunità innata.

Questo contribuisce alla produzione di mediatori dell'infiammazione e al richiamo delle cellule immunitarie nell'area dell'ernia.

È importante comprendere un'apparente contraddizione:

l'infiammazione può contribuire al dolore, ma alcuni processi infiammatori partecipano contemporaneamente alla degradazione e al riassorbimento del materiale erniato.

L'infiammazione non è quindi semplicemente un fenomeno “negativo”, ma una componente della risposta biologica dell'organismo.


I Macrofagi: Protagonisti del Riassorbimento dell'Ernia

Tra le cellule maggiormente coinvolte troviamo i macrofagi.

Queste cellule del sistema immunitario raggiungono il materiale erniato e partecipano alla sua eliminazione attraverso differenti meccanismi.

I macrofagi possono:

Tra i mediatori coinvolti vengono frequentemente studiati:

Questi mediatori partecipano alla risposta infiammatoria e possono contribuire all'attivazione di ulteriori processi necessari alla degradazione del tessuto discale. [2]


Metalloproteinasi: gli Enzimi che Degradano la Matrice dell'Ernia

Un altro elemento importante è rappresentato dalle metalloproteinasi della matrice (MMP).

Le MMP sono enzimi capaci di degradare componenti della matrice extracellulare.

Durante il processo di riassorbimento possono contribuire alla degradazione di:

Studi sperimentali hanno osservato l'attivazione coordinata di mediatori infiammatori, fattori angiogenici ed enzimi di degradazione della matrice durante il processo di regressione dell'ernia. [5]

In termini semplici, il sistema immunitario non si limita quindi a “circondare” l'ernia:

contribuisce progressivamente a degradarne e rimuoverne il materiale.


Neovascolarizzazione: Perché la Formazione di Nuovi Vasi è Importante?

Il disco intervertebrale sano è scarsamente vascolarizzato.

Quando il materiale discale viene estruso nello spazio epidurale, però, possono formarsi nuovi piccoli vasi sanguigni attorno al frammento erniato.

Questo fenomeno prende il nome di neovascolarizzazione o angiogenesi.

La formazione di nuovi vasi può facilitare l'arrivo di:

nell'area interessata.

In questo modo aumenta la capacità dell'organismo di raggiungere e degradare il frammento discale.

È uno dei motivi per cui alcune caratteristiche osservate alla risonanza magnetica con contrasto, come il cosiddetto rim enhancement periferico, sono state studiate come possibili indicatori di maggiore probabilità di riassorbimento. [2,6]

Non significa però che sia necessario eseguire routinariamente una RM con contrasto per prevedere il destino di ogni ernia: questi reperti hanno soprattutto interesse prognostico e di ricerca e devono essere interpretati nel contesto clinico.


Quali Ernie Hanno Maggiori Probabilità di Riassorbirsi?

Le evidenze disponibili suggeriscono alcuni fattori associati a una maggiore probabilità di regressione spontanea:

Ernia sequestrata

È la tipologia che presenta la maggiore probabilità di regressione.

Il frammento discale completamente separato dal disco può essere maggiormente esposto alla vascolarizzazione e alla risposta immunitaria.

Ernia estrusa

Anche le estrusioni presentano una probabilità elevata di riduzione spontanea.

Maggior volume iniziale

Paradossalmente, ernie più voluminose possono mostrare una maggiore probabilità di regressione rispetto a modificazioni discali più contenute. [4]

Migrazione del materiale discale

Una maggiore esposizione del frammento allo spazio epidurale può facilitarne il contatto con la circolazione e il sistema immunitario.

Rim enhancement

La presenza di enhancement periferico attorno al frammento erniato alla RM con contrasto può riflettere una maggiore attività infiammatoria e vascolare ed è stata associata a una maggiore probabilità di riassorbimento. [6]

È però importante sottolineare che nessuno di questi fattori permette di prevedere con certezza cosa accadrà nel singolo paziente.

Le revisioni più recenti evidenziano infatti che sono ancora necessari studi prospettici di qualità superiore per costruire modelli prognostici realmente affidabili. [7]


Se l'Ernia si Riassorbe, il Dolore Scompare Automaticamente?

Non necessariamente.

Questo è un punto fondamentale.

Immagine radiologica e sintomi clinici non sono perfettamente sovrapponibili.

Il dolore radicolare associato a un'ernia non dipende esclusivamente dalla compressione meccanica della radice nervosa.

Possono contribuire anche:

Di conseguenza, una riduzione dell'ernia alla RM può accompagnarsi a un miglioramento clinico, ma non è necessario attendere che l'ernia scompaia radiologicamente per osservare una riduzione dei sintomi.

Allo stesso modo, la persistenza di un reperto alla risonanza non significa automaticamente che il paziente debba continuare ad avere dolore.

La meta-analisi sui fattori predittivi del 2023 ha comunque osservato un'associazione tra regressione dell'ernia e miglioramento dei sintomi. [4]


Quanto Tempo Impiega un'Ernia del Disco a Riassorbirsi?

Non esiste un tempo identico per tutti.

Il processo può richiedere settimane o diversi mesi e dipende dalla morfologia dell'ernia e dalle caratteristiche individuali.

La meta-analisi del 2024 ha rilevato che il processo di riassorbimento si verificava principalmente entro i primi sei mesi di trattamento conservativo. [1]

Questo non significa che dopo sei mesi un'ernia non possa più modificarsi.

Significa semplicemente che una parte importante delle modificazioni osservate negli studi avviene durante questo periodo.

È inoltre fondamentale distinguere il tempo necessario al riassorbimento radiologico dal tempo necessario al miglioramento clinico: i sintomi possono migliorare anche prima che una RM mostri una significativa riduzione dell'ernia.


Se ho un'Ernia Lombare Devo Necessariamente Operarmi?

No.

La presenza di un'ernia alla risonanza magnetica non costituisce automaticamente un'indicazione chirurgica.

Le raccomandazioni della World Federation of Neurosurgical Societies (WFNS) Spine Committee, pubblicate nel 2024, indicano che, in assenza di sindrome della cauda equina, deficit motori importanti o altri deficit neurologici seri, il trattamento conservativo dovrebbe rappresentare la prima linea terapeutica. [8]

La gestione può comprendere, a seconda del quadro clinico:

La scelta deve comunque essere individualizzata.


Quando un'Ernia del Disco Richiede una Valutazione Medica Urgente?

La possibilità di riassorbimento spontaneo non deve essere utilizzata per rimandare una valutazione medica quando sono presenti segnali neurologici importanti.

È necessario richiedere rapidamente assistenza medica in presenza di sintomi come:

Anche febbre, importanti condizioni sistemiche, trauma significativo o altri segnali d'allarme devono essere valutati dal medico.

La possibilità che un'ernia possa riassorbirsi spontaneamente non sostituisce quindi una corretta diagnosi e un appropriato monitoraggio clinico.


Qual è il Ruolo della Fisioterapia nell'Ernia del Disco Lombare?

Qui è importante fare una distinzione scientifica.

La fisioterapia non deve essere presentata come una terapia capace di “far riassorbire” direttamente l'ernia.

Il riassorbimento è principalmente un processo biologico spontaneo, mediato da meccanismi immunitari, infiammatori, vascolari ed enzimatici.

La fisioterapia svolge invece un ruolo differente e molto importante: accompagnare il paziente durante il recupero conservativo, gestendo i sintomi e favorendo il ritorno alla funzione.

Le raccomandazioni WFNS indicano che una combinazione di modificazione dell'attività, trattamento farmacologico quando indicato e fisioterapia può produrre buoni risultati nella maggior parte dei pazienti con ernia del disco lombare. [8]


Riduzione del dolore e recupero del movimento

Nella fase iniziale il trattamento viene adattato alla tolleranza del paziente.

L'obiettivo non dovrebbe essere immobilizzare completamente la colonna, ma individuare movimenti e attività tollerabili e aumentare progressivamente la capacità del paziente di muoversi.

A seconda del quadro clinico possono essere utilizzati:


Esercizio terapeutico

Con il miglioramento della fase più irritabile, il programma può evolvere progressivamente.

L'esercizio terapeutico può essere indirizzato al recupero di:

L'obiettivo non è creare una colonna “immobile” per proteggere l'ernia, ma aumentare progressivamente la capacità della persona di svolgere le attività necessarie alla propria vita.


Bisogna Rinforzare gli Addominali per “Proteggere” la Schiena?

Il concetto è più complesso.

Il recupero della forza del tronco può certamente far parte del programma riabilitativo, ma non esiste un singolo muscolo che debba funzionare come un “corsetto” permanente per impedire all'ernia di peggiorare.

Il programma può coinvolgere:

La scelta degli esercizi dipende dalla fase clinica e dagli obiettivi individuali.


Bisogna Stare a Riposo Quando si ha un'Ernia Lombare?

Generalmente, in assenza di indicazioni mediche specifiche, il riposo prolungato non rappresenta l'obiettivo del trattamento conservativo.

Durante la fase più dolorosa può essere necessario modificare temporaneamente alcune attività.

Questo però è differente dall'immobilità completa.

Il percorso riabilitativo tende a favorire una ripresa graduale del movimento e delle normali attività, rispettando la risposta dei sintomi.


Tecarterapia, Laser e Terapia Combinata Possono far Riassorbire l'Ernia?

Attualmente non esistono evidenze sufficienti per affermare che Tecarterapia, laserterapia o terapia combinata determinino direttamente il riassorbimento anatomico di un'ernia discale lombare.

Questo è un punto importante per fornire al paziente informazioni corrette.

Eventuali terapie fisiche possono essere valutate dal professionista come strumenti complementari per la gestione dei sintomi in pazienti selezionati, ma non devono essere presentate come tecniche capaci di “sciogliere”, “far rientrare” o riassorbire direttamente l'ernia.

Il fulcro del percorso conservativo rimane una strategia personalizzata basata su:


È Necessario Ripetere la Risonanza Magnetica per Vedere se l'Ernia si è Riassorbita?

Non sempre.

Se il paziente sta migliorando clinicamente, ripetere automaticamente la RM soltanto per verificare se l'ernia sia diventata più piccola non è necessariamente utile.

La decisione di eseguire un nuovo esame deve essere presa dal medico in base a:

L'obiettivo del trattamento è infatti il recupero della persona, non ottenere necessariamente una risonanza magnetica “perfetta”.


Ernia del Disco Lombare: l'Approccio di FisioClinic a Genova

Presso FisioClinic – Centro Colombo Genova, il paziente con ernia del disco lombare, lombosciatalgia o dolore radicolare può essere seguito attraverso un percorso personalizzato.

La collaborazione tra fisioterapista e medico fisiatra, quando necessaria, permette di valutare:

Il programma riabilitativo viene quindi costruito in funzione della persona e può comprendere esercizio terapeutico, recupero progressivo della mobilità e della forza, educazione e ritorno graduale alle attività.

Eventuali terapie fisiche strumentali possono essere utilizzate, quando clinicamente appropriate, come complemento al percorso e non come sostituto del recupero attivo.


Domande Frequenti sul Riassorbimento dell'Ernia del Disco Lombare

Un'ernia del disco lombare può riassorbirsi da sola?

Sì. Il riassorbimento spontaneo dell'ernia lombare è documentato scientificamente. Una meta-analisi del 2024 su 2.233 pazienti trattati conservativamente ha stimato un'incidenza complessiva di riassorbimento di circa il 70%, con importanti differenze in funzione della morfologia dell'ernia. [1]

Quali ernie lombari si riassorbono più facilmente?

Le ernie sequestrate ed estruse presentano generalmente una probabilità di regressione maggiore rispetto alle protrusioni e ai bulging. Una meta-analisi del 2023 ha stimato probabilità di regressione rispettivamente del 93% per le sequestrate e del 70,4% per le estruse, contro il 52,5% delle protrusioni e il 13,3% dei bulging. [4]

Quanto tempo impiega un'ernia lombare a riassorbirsi?

Il tempo varia da persona a persona e può richiedere diversi mesi. La meta-analisi del 2024 ha osservato che gran parte del processo di riassorbimento documentato avveniva entro i primi sei mesi di trattamento conservativo. Il miglioramento dei sintomi può però verificarsi prima della completa regressione radiologica. [1]

Un'ernia grande significa che devo essere operato?

Non necessariamente. Paradossalmente, ernie più grandi, estruse o sequestrate possono avere una maggiore probabilità di regressione spontanea. L'indicazione chirurgica non dipende semplicemente dalle dimensioni dell'ernia alla RM, ma dal quadro clinico, dalla presenza di deficit neurologici, dall'evoluzione dei sintomi e dalla risposta al trattamento conservativo. [4,8]

La fisioterapia può far riassorbire l'ernia?

Non è corretto affermare che la fisioterapia faccia direttamente riassorbire l'ernia. Il riassorbimento è principalmente un processo biologico spontaneo. La fisioterapia può invece contribuire alla gestione dei sintomi, al recupero della mobilità e della forza e al ritorno progressivo alle attività, rappresentando una componente importante della gestione conservativa nei pazienti appropriati. [8]

Quando un'ernia del disco lombare deve essere operata?

Non tutte le ernie richiedono chirurgia. Una valutazione chirurgica urgente può essere necessaria in presenza di sindrome della cauda equina o deficit neurologici importanti o progressivi. Nei pazienti senza queste condizioni, il trattamento conservativo rappresenta generalmente la prima linea terapeutica; l'indicazione chirurgica viene poi valutata individualmente in base all'andamento clinico e alla persistenza di sintomi invalidanti. [8]


Conclusioni

Il riassorbimento spontaneo dell'ernia del disco lombare è un fenomeno biologico reale e ben documentato.

Le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che una percentuale significativa delle ernie trattate conservativamente può ridursi spontaneamente nel tempo e che ernie estruse e sequestrate presentano probabilità di regressione particolarmente elevate.

Il processo sembra essere mediato dall'interazione di numerosi meccanismi:

infiammazione → neovascolarizzazione → infiltrazione dei macrofagi → degradazione della matrice → fagocitosi → riduzione del frammento erniato.

Questo non significa che ogni ernia si riassorbirà né che sia sempre corretto aspettare.

La presenza di deficit neurologici importanti o progressivi, sindrome della cauda equina o altri segnali d'allarme richiede una tempestiva valutazione medica.

Negli altri casi, il trattamento conservativo rappresenta spesso la prima strategia terapeutica.

La fisioterapia non “scioglie” l'ernia, ma può svolgere un ruolo fondamentale nel percorso di recupero aiutando il paziente a gestire i sintomi, recuperare movimento, forza e capacità di carico e tornare progressivamente alle proprie attività.

Presso FisioClinic – Centro Colombo Genova, il percorso per l'ernia del disco lombare viene personalizzato sulla base della valutazione clinica e delle migliori evidenze scientifiche disponibili, integrando quando necessario fisioterapia e valutazione medica specialistica.

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Bibliografia e Fonti Scientifiche

1. Zou T, Liu XY, Wang PC, et al. Incidence of Spontaneous Resorption of Lumbar Disc Herniation: A Meta-analysis. Clinical Spine Surgery. 2024;37(6):256-269. doi:10.1097/BSD.0000000000001490.

2. Yu P, Mao F, Chen J, et al. Characteristics and mechanisms of resorption in lumbar disc herniation. Arthritis Research & Therapy. 2022;24(1):205. doi:10.1186/s13075-022-02894-8.

3. Chiu CC, Chuang TY, Chang KH, et al. The probability of spontaneous regression of lumbar herniated disc: a systematic review. Clinical Rehabilitation. 2015;29(2):184-195.

4. Rashed S, Vassiliou A, Starup-Hansen J, Tsang K. Systematic review and meta-analysis of predictive factors for spontaneous regression in lumbar disc herniation. Journal of Neurosurgery: Spine. 2023;39(4):471-478. doi:10.3171/2023.6.SPINE23367.

5. Haro H, Crawford HC, Fingleton B, et al. Sequential dynamics of inflammatory cytokine, angiogenesis inducing factor and matrix degrading enzymes during spontaneous resorption of the herniated disc. Journal of Orthopaedic Research. 2004.

6. Hornung AL, Barajas JN, Rudisill SS, et al. Resorption of Lumbar Disk Herniation: Mechanisms, Clinical Predictors, and Future Directions. Journal of Bone and Joint Surgery. 2023.

7. Predictive Factors for Resorption in Lumbar Disc Herniation: A Systematic Review. Systematic review of 22 studies examining clinical, morphological, compositional and imaging predictors of spontaneous disc resorption. 2025/2026.

8. Yaman O, Guchkha A, Vaishya S, et al. The role of conservative treatment in lumbar disc herniations: WFNS Spine Committee recommendations. World Neurosurgery: X. 2024;22:100277. doi:10.1016/j.wnsx.2024.100277.


Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità informative e divulgative e non sostituiscono una valutazione medica, una diagnosi o un trattamento individualizzato.

L’Allenamento con i Pesi in Età Evolutiva: un Percorso Sicuro, Efficace e Lungimirante

Introduzione all’ Allenamento in Età Evolutiva

L’idea che l’allenamento con i pesi sia dannoso per i bambini e possa compromettere la crescita staturale è una convinzione ancora diffusa, ma scientificamente superata. Numerose evidenze dimostrano che, in presenza di una guida esperta, un programma progressivo e controllato di allenamento contro resistenza è non solo sicuro, ma anche raccomandabile a partire dall’età di 7-8 anni.

Nel contesto della fisioterapia e dell’educazione motoria, il potenziamento muscolare precoce non ha nulla a che vedere con la cultura dell’eccesso o della performance precoce: si tratta piuttosto di un investimento sulla salute motoria, articolare e scheletrica del bambino, con ricadute positive anche sul piano psicosociale.


Allenamento in Età Evolutiva: Sicurezza, Prerequisiti e Indicazioni

Età di inizio: quando è davvero il momento giusto?

Secondo la letteratura scientifica – tra cui lo studio di Beringher et al. (2010) – l’età indicativa per iniziare un programma con resistenze è tra i 7 e gli 8 anni, purché sussistano alcune condizioni fondamentali:

In questa fase, il focus non è sull’ipertrofia muscolare, ma sullo sviluppo armonico delle capacità motorie, della coordinazione e del controllo posturale.

Supervisione Qualificata: il Ruolo del Professionista

La presenza di un professionista formato – fisioterapista, chinesiologo o istruttore specializzato in età evolutiva – è indispensabile. Non si tratta semplicemente di “seguire un allenamento”, ma di educare al movimento.

Il tecnico ha il compito di:

Progressione Graduale: la Chiave per lo Sviluppo Sano

Ogni percorso motorio per bambini e ragazzi dovrebbe rispettare il principio della progressività:

L’obiettivo non è il carico assoluto, ma la costruzione di una base solida che accompagnerà il giovane atleta (o il bambino sedentario) nelle fasi successive della crescita.

Benefici Concreti dell’Allenamento con i Pesi in Età Evolutiva

L’inserimento controllato di esercizi contro resistenza in età prepuberale e adolescenziale offre benefici documentati e significativi, su più livelli:

1. Incremento della densità minerale ossea

L’allenamento con i pesi stimola l’attività osteoblastica, contribuendo alla mineralizzazione dello scheletro. Questo effetto è particolarmente importante nella fase prepuberale, quando l’accumulo osseo è massimo, e rappresenta una strategia di prevenzione primaria contro osteopenia e fratture in età adulta.

2. Rafforzamento muscolare e tendineo

La resistenza progressiva potenzia non solo la forza muscolare, ma anche la resilienza dei tessuti molli, come tendini e legamenti. Il risultato è una maggiore stabilità articolare e un minor rischio di traumi sportivi o da sovraccarico funzionale.

3. Sviluppo delle capacità motorie e delle prestazioni

Lavorare con movimenti controllati e guidati favorisce lo sviluppo:

Tutti questi elementi sono fondamentali non solo per chi pratica sport, ma anche per la vita quotidiana attiva e sicura di ogni bambino.

Oltre il Fisico: Benefici Psicologici e Relazionali

Non va trascurata la componente emotiva e comportamentale. Un bambino coinvolto in un programma motorio individualizzato:

Tutto ciò contribuisce a un percorso di crescita integrale, che va ben oltre il semplice gesto atletico.

Conclusioni

L’allenamento con i pesi in età evolutiva, se guidato da professionisti competenti e integrato in un contesto educativo, non solo è sicuro, ma può rivelarsi uno strumento altamente formativo e preventivo.

Alla FisioClinic del Centro Colombo Genova, abbiamo strutturato percorsi dedicati ai più giovani per:

Ogni bambino ha diritto di muoversi bene per crescere meglio.

Per informazioni o per una valutazione motoria personalizzata, il nostro team è a disposizione.

Gola Intercondiloidea e Sindrome del Ciclope: un Collegamento da non Sottovalutare

Cos’è la Gola Intercondiloidea?

La gola intercondiloidea (o intercondylar notch) è una struttura anatomica del femore, situata tra i due condili, che accoglie il legamento crociato anteriore (LCA) all’interno dell’articolazione del ginocchio. La sua forma e dimensione giocano un ruolo cruciale nella biomeccanica e nella salute del legamento stesso.

Secondo numerosi studi, tra cui quello di van Eck et al. (2010), una conformazione anomala della gola intercondiloidea potrebbe aumentare il rischio di lesioni del LCA e favorire lo sviluppo di complicanze post-operatorie come la Sindrome del Ciclope.

La Relazione tra Gola Intercondiloidea, Lesione del LCA e Sindrome del Ciclope

Quando la gola intercondiloidea è troppo stretta o ha una forma non fisiologica, lo spazio destinato al LCA risulta ridotto. Questo può generare:

Tali fattori non solo predispongono alla rottura del legamento crociato anteriore, ma possono anche contribuire, dopo l’intervento, alla formazione di un nodulo fibroso cicatriziale: il cosiddetto “ciclope”.

Le Tre Forme della Gola Intercondiloidea

Nello studio artroscopico illustrato, vengono identificate tre principali morfologie:

Un’anatomia di tipo “A” o “W” può dunque limitare lo spazio utile al trapianto del LCA e aumentare il rischio di formazioni cicatriziali anteriori, soprattutto se il processo riabilitativo non è correttamente pianificato.

Implicazioni Cliniche e Fisioterapiche

Diagnosi precoce

Una valutazione accurata post-operatoria deve includere:

Prevenzione e Riabilitazione Mirata

Presso la FisioClinic del Centro Colombo Genova, affrontiamo ogni fase della riabilitazione post-LCA con un approccio personalizzato, mirato a prevenire complicanze legate all’anatomia articolare individuale.

Le strategie includono:

Conclusioni

La forma della gola intercondiloidea non è solo una curiosità anatomica, ma un elemento determinante nel rischio di lesioni del LCA e nell’insorgenza della Sindrome del Ciclope. Riconoscere precocemente le condizioni predisponenti e pianificare una riabilitazione su misura è fondamentale per garantire un recupero completo e duraturo.

Hai avuto un intervento al crociato o soffri di dolore anteriore al ginocchio?
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Sindrome del Ciclope: di Cosa si Tratta, Sintomi e Trattamento Fisioterapico

Introduzione alla Sindrome del Ciclope

La Sindrome del Ciclope è una complicanza post-chirurgica che può insorgere dopo l’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA). È caratterizzata dalla formazione di un nodulo fibroso (o tessuto di granulazione) in prossimità dell’attacco tibiale del neo-legamento, nella parte anteriore del ginocchio.

Il termine “Ciclope” nasce dalla caratteristica immagine osservabile in artroscopia: una massa centrale tondeggiante, circondata da piccoli capillari, che ricorda l’unico occhio dei giganti mitologici.

Sebbene non rappresenti una complicanza comune, è una delle principali cause di perdita dell’estensione completa del ginocchio dopo chirurgia LCA.

Quando Sospettare la Sindrome del Ciclope: Sintomi e Segni Clinici

I sintomi della Sindrome del Ciclope possono iniziare a manifestarsi tra la 4ª e l’8ª settimana post-operatoria, e includono:

Questi sintomi sono dovuti all’ingombro meccanico provocato dal nodulo che interferisce con il movimento articolare, soprattutto nei gradi finali dell’estensione.

Localizzazione e Varianti del Nodulo Ciclopico

Il nodulo si forma tipicamente nella sede anterolaterale dell’inserzione tibiale del trapianto del LCA, con dimensioni che variano da pochi millimetri (3×5 mm) fino a 8×12 mm. Anche piccole formazioni possono risultare clinicamente significative.

Esistono tre principali varianti anatomiche:

Come si Diagnostica la Sindrome del Ciclope?

La diagnosi della Sindrome del Ciclope si basa su:

Trattamento: Conservativo o Chirurgico?

La scelta del trattamento dipende dalla gravità dei sintomi, dalla tempistica di insorgenza e dal grado di interferenza funzionale:

Trattamento conservativo (riabilitazione)
Indicato nelle fasi iniziali, nei casi lievi o in assenza di blocco completo:

Trattamento chirurgico (artroscopia)
Indicato in caso di:

La chirurgia artroscopica consente la rimozione selettiva del tessuto cicatriziale in eccesso, con ripresa funzionale solitamente più rapida rispetto all’intervento iniziale.

Il ruolo della Fisioterapia: Prevenzione e Gestione Post-Operatoria

Presso la FisioClinic del Centro Colombo Genova, adottiamo protocolli riabilitativi avanzati e personalizzati per accompagnare ogni paziente operato al LCA verso un recupero completo, riducendo al minimo il rischio di complicanze come la Sindrome del Ciclope.

I punti cardine del nostro percorso:

Conclusioni

La Sindrome del Ciclope è una complicanza potenzialmente invalidante, ma riconoscibile e trattabile precocemente con un percorso fisioterapico mirato. Una diagnosi tempestiva, un piano riabilitativo efficace e il monitoraggio costante permettono di ridurre il rischio di interventi chirurgici secondari e accelerare il ritorno alla vita attiva e sportiva.

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Allenamento con i Pesi e Flessibilità: Davvero lo Stretching è Indispensabile?

Allenamento con i Pesi e Flessibilità: la Forza Può Migliorare la Mobilità?

Per molti anni allenamento con i pesi e flessibilità sono stati considerati quasi due obiettivi opposti.

Da una parte gli esercizi di forza, associati allo sviluppo muscolare; dall'altra lo stretching, considerato lo strumento principale per migliorare la flessibilità e l'escursione articolare.

Da questa contrapposizione deriva ancora oggi una convinzione molto diffusa:

“Allenarsi con i pesi rende rigidi?”

Le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono che, in generale, no.

L'allenamento contro resistenza, quando adeguatamente programmato, può aumentare il range of motion (ROM), cioè l'escursione articolare, e in diversi studi ha prodotto miglioramenti paragonabili a quelli ottenuti attraverso programmi di stretching.

Questo non significa che lo stretching sia inutile o che debba essere eliminato.

Significa piuttosto superare la contrapposizione tra forza e flessibilità: in molti soggetti è possibile allenarle contemporaneamente.


Cosa Intendiamo per Flessibilità, Mobilità e Range of Motion?

Prima di analizzare gli studi è utile distinguere alcuni termini che vengono spesso utilizzati come sinonimi.

Il range of motion (ROM) indica l'ampiezza di movimento disponibile a livello di un'articolazione.

La flessibilità viene generalmente riferita alla capacità delle strutture muscolo-tendinee di consentire un determinato movimento.

La mobilità, in ambito pratico, è spesso utilizzata con un significato più ampio e comprende non soltanto l'escursione disponibile, ma anche la capacità di utilizzare e controllare attivamente quel movimento.

Un soggetto può quindi possedere una determinata escursione articolare passiva senza essere necessariamente in grado di controllarla efficacemente durante un gesto sportivo o un esercizio.

Ed è proprio qui che l'allenamento della forza diventa particolarmente interessante.


I Pesi Rendono Davvero Meno Flessibili?

L'idea che l'allenamento con i pesi provochi inevitabilmente rigidità non trova un supporto convincente nella letteratura scientifica moderna.

Una delle revisioni sistematiche con meta-analisi più importanti è stata pubblicata da Alizadeh e collaboratori su Sports Medicine nel 2023.

Gli autori hanno analizzato 55 studi dedicati agli effetti dell'allenamento contro resistenza sul range of motion.

I risultati hanno mostrato che:

In particolare, nel confronto tra resistance training e controllo, l'effect size riportato era 0,73; nel confronto diretto con lo stretching, invece, la differenza tra i due approcci non risultava statisticamente significativa.

Il messaggio è quindi piuttosto chiaro:

L'allenamento con sovraccarichi non deve necessariamente ridurre la flessibilità e può, al contrario, aumentare il range of motion.


Pesi o Stretching: Quale Migliora Maggiormente la Flessibilità?

La domanda più interessante diventa quindi: per aumentare il ROM è meglio fare stretching oppure allenarsi con i pesi?

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2021 da Afonso e collaboratori ha analizzato studi randomizzati che confrontavano direttamente allenamento della forza e stretching.

Sono stati inclusi 11 articoli per un totale di 452 partecipanti.

L'analisi combinata non ha rilevato differenze statisticamente significative tra i due approcci nell'aumento del range of motion.

Questo risultato è stato successivamente rafforzato dalla più ampia meta-analisi di Alizadeh del 2023.

È però necessario interpretare correttamente questi risultati.

Non possiamo concludere che qualsiasi esercizio con i pesi equivalga automaticamente allo stretching.

Gli studi utilizzano esercizi, popolazioni, articolazioni, intensità e protocolli differenti e presentano una certa eterogeneità. La meta-analisi del 2021 sottolineava esplicitamente questo limite.

La conclusione più corretta è quindi:

sia lo stretching sia un resistance training adeguatamente programmato possono aumentare il range of motion, e nei confronti diretti disponibili non emerge una chiara superiorità generale di uno dei due metodi.


Il Nuovo Studio sugli Hamstring: Stretching vs Nordic Hamstring Exercise

Un interessante studio pubblicato nel 2025 sull'International Journal of Exercise Science ha confrontato direttamente stretching statico e allenamento eccentrico in soggetti con ridotta flessibilità degli hamstring, i muscoli posteriori della coscia.

Lo studio ha incluso 44 partecipanti, suddivisi in:

La flessibilità degli hamstring è stata misurata attraverso il Passive Knee Extension Test all'inizio dello studio, dopo tre settimane e dopo sei settimane.

Al termine delle sei settimane, sia il gruppo stretching sia quello sottoposto a Nordic Hamstring Exercise avevano ottenuto miglioramenti della flessibilità significativamente superiori al gruppo di controllo.

Gli autori hanno concluso che il Nordic Hamstring Exercise aveva prodotto incrementi della flessibilità simili allo stretching statico.

Questo risultato è particolarmente interessante perché il Nordic Hamstring non nasce come esercizio di stretching: è principalmente un esercizio eccentrico di forza.

Eppure può contemporaneamente contribuire all'aumento dell'escursione disponibile.


Come può l'Allenamento con i Pesi Aumentare la Flessibilità?

Il miglioramento del ROM prodotto dall'allenamento contro resistenza non sembra dipendere da un unico meccanismo.

È probabilmente il risultato dell'interazione tra diversi adattamenti.

Esposizione progressiva a maggiori escursioni articolari

Quando un esercizio viene eseguito attraverso un'ampia escursione articolare, muscoli e articolazioni vengono ripetutamente esposti a determinate posizioni sotto carico.

Pensiamo, ad esempio, a esercizi come:

La ripetuta esposizione può contribuire ad aumentare progressivamente la capacità di raggiungere e tollerare determinate posizioni.


Aumento della tolleranza allo stiramento

Un incremento del ROM non significa necessariamente che un muscolo sia semplicemente diventato “più lungo”.

Una componente importante dei miglioramenti della flessibilità può derivare dall'aumento della stretch tolerance, cioè dalla capacità di tollerare maggiori livelli di tensione nelle posizioni di allungamento.

Questo concetto è importante perché la flessibilità non dipende esclusivamente dalle caratteristiche meccaniche del tessuto.

Anche il sistema nervoso e la percezione della tensione contribuiscono all'escursione che siamo disposti o capaci di raggiungere.


Adattamenti muscolari

L'allenamento contro resistenza può determinare modificazioni strutturali del muscolo.

In particolare, il lavoro eseguito a lunghezze muscolari elevate e alcune modalità di allenamento eccentrico sono state studiate per i possibili effetti sull'architettura muscolare.

Tuttavia, sarebbe eccessivo attribuire tutti gli incrementi del ROM a un semplice “allungamento strutturale” del muscolo.

La risposta dipende dal tipo di esercizio, dalla dose, dalla popolazione e dalle modalità con cui viene misurato il ROM.


Forza nelle posizioni di maggiore allungamento

Questo è uno dei vantaggi pratici più interessanti dell'allenamento contro resistenza.

Lo stretching può aumentare l'escursione disponibile.

L'esercizio con sovraccarico può invece consentire contemporaneamente di produrre forza all'interno di quella escursione.

In termini pratici, non si tratta soltanto di riuscire a raggiungere una determinata posizione, ma anche di essere capaci di controllarla sotto carico.

Questo può essere particolarmente interessante nello sport e nella riabilitazione.


Le Contrazioni Eccentriche Sono Migliori per Aumentare la Flessibilità?

Le contrazioni eccentriche avvengono quando un muscolo produce forza mentre si allunga.

Il Nordic Hamstring Exercise ne è un classico esempio.

Diversi studi hanno documentato miglioramenti del ROM in seguito ad allenamento eccentrico e il recente studio sugli hamstring conferma che questa modalità può aumentare la flessibilità.

Ma bisogna evitare una semplificazione.

La meta-analisi di Alizadeh e collaboratori non ha rilevato differenze significative negli incrementi di ROM in funzione del tipo di contrazione muscolare.

Non possiamo quindi affermare che soltanto l'eccentrico migliori la flessibilità.

Il principio più generale sembra essere che un programma di resistance training appropriato può aumentare il ROM, anche attraverso differenti modalità di contrazione.


È Necessario Utilizzare un Range Completo di Movimento?

L'utilizzo di un'escursione ampia e appropriata può essere particolarmente utile quando l'obiettivo comprende anche il miglioramento della mobilità.

Un'altra revisione sistematica con meta-analisi ha confrontato l'allenamento con full ROM e partial ROM.

Su 16 studi inclusi, il full ROM ha prodotto risultati superiori per alcuni adattamenti, in particolare forza e ipertrofia degli arti inferiori, mentre per altre modificazioni dell'architettura muscolare le differenze non erano significative.

Questo non significa che ogni esercizio debba sempre essere eseguito nel massimo ROM possibile.

È più corretto parlare di:

range di movimento ampio, controllato, appropriato alla persona e compatibile con l'esercizio e con gli obiettivi.

Il ROM può infatti essere adattato in presenza di:

In riabilitazione, quindi, il range di movimento è una variabile da programmare, non una regola universale.


Fare Pesi con ROM Completo Equivale allo Stretching?

Non esattamente.

Anche se entrambi possono aumentare il ROM, stretching e resistance training rimangono stimoli differenti.

Durante lo stretching statico si mantiene generalmente una posizione che porta determinati tessuti verso un'elevata escursione senza richiedere una significativa produzione di forza.

Nel resistance training, invece, il soggetto deve produrre e controllare forza durante il movimento.

Per questo motivo sarebbe improprio definire un esercizio di forza semplicemente come uno “stretching con i pesi”.

Può esserci una sovrapposizione negli adattamenti sul ROM, ma gli stimoli e gli obiettivi non sono identici.


Quindi lo Stretching non Serve Più?

No. Sarebbe una conclusione eccessiva.

La ricerca non ci dice che lo stretching è inutile.

Ci dice qualcosa di più interessante:

lo stretching non è l'unico modo per migliorare il range of motion.

Può continuare a essere utile quando:

La meta-analisi del 2023 sottolinea infatti che lo stretching può continuare a rappresentare una componente valida dell'allenamento.


Bisogna Fare Stretching Prima o Dopo i Pesi?

Se l'unico obiettivo è aumentare la flessibilità nel lungo periodo, le evidenze disponibili suggeriscono che aggiungere stretching a un programma di resistance training non è necessariamente indispensabile.

Nella meta-analisi del 2023, la combinazione resistance training + stretching non ha mostrato un vantaggio significativo sul ROM rispetto allo stretching da solo, mentre il resistance training con carichi esterni era già in grado di aumentare il ROM.

Questo però non significa che lo stretching debba essere eliminato prima o dopo ogni allenamento.

La decisione dipende da:

È inoltre importante distinguere gli effetti acuti dello stretching immediatamente prima di una prestazione dagli adattamenti prodotti da settimane o mesi di allenamento della flessibilità.

Sono due domande scientifiche differenti.


Allenamento con i Pesi e Mobilità: Quali Sono i Vantaggi?

Se programmato correttamente, il resistance training può consentire di lavorare contemporaneamente su più qualità fisiche.

Tra queste:

Forza: aumenta la capacità di produrre forza.

Range of motion: può contribuire ad aumentare l'escursione articolare.

Controllo: permette di utilizzare attivamente il movimento contro una resistenza.

Massa muscolare: rappresenta uno degli strumenti principali per favorire l'ipertrofia quando questo è un obiettivo.

Funzione: può essere adattato alle esigenze della vita quotidiana, dello sport e della riabilitazione.

Questa combinazione rende l'allenamento della forza particolarmente interessante quando il tempo disponibile è limitato.


Chi è Poco Flessibile può Iniziare ad Allenarsi con i Pesi?

Nella maggior parte dei casi, una ridotta flessibilità non rappresenta di per sé una controindicazione all'allenamento contro resistenza.

Anzi, la meta-analisi del 2023 ha osservato che i soggetti non allenati o sedentari mostravano incrementi di ROM maggiori rispetto ai soggetti già allenati o fisicamente attivi.

L'esercizio deve però essere adattato alla capacità iniziale della persona.

È possibile iniziare con un ROM tollerato e controllabile e aumentarlo progressivamente nel tempo.

Forzare immediatamente un'escursione che il soggetto non riesce a controllare non rappresenta necessariamente la strategia migliore.


E se Durante un Esercizio Compare Dolore?

In presenza di dolore, il principio “devo sempre utilizzare il ROM completo” non deve diventare un dogma.

Il fisioterapista può modificare:

L'obiettivo è trovare una dose di movimento appropriata, per poi progredire in funzione della risposta clinica.

Questo principio è particolarmente importante in riabilitazione.


Allenamento con i Pesi e Flessibilità in Fisioterapia

Questi risultati hanno implicazioni interessanti anche nell'ambito della fisioterapia e della riabilitazione.

Un programma terapeutico non deve necessariamente separare rigidamente:

mobilità → stretching → forza.

In alcuni pazienti è possibile utilizzare esercizi che lavorino contemporaneamente sulla capacità di produrre forza e sull'esposizione progressiva a maggiori escursioni articolari.

Naturalmente questo non significa che tutti i pazienti debbano utilizzare pesi elevati o che lo stretching non abbia più indicazioni.

Significa che il fisioterapista dispone di più strumenti e può scegliere quelli maggiormente appropriati in funzione di:


Flessibilità e Allenamento della Forza alla FisioClinic di Genova

Presso FisioClinic – Centro Colombo Genova, l'esercizio terapeutico viene utilizzato all'interno di programmi riabilitativi personalizzati.

Il percorso può comprendere, quando indicato:

L'obiettivo non è necessariamente diventare “più flessibili possibile”, ma sviluppare il livello di mobilità, forza e controllo realmente necessario per le attività della persona.

Forza e mobilità non devono quindi essere considerate qualità antagoniste.

Un programma ben costruito può svilupparle contemporaneamente.


Conclusioni: Pesi e Flessibilità Possono Essere Allenati Insieme

Le evidenze scientifiche disponibili permettono di superare un luogo comune ancora molto diffuso:

Allenarsi con i pesi non significa necessariamente diventare meno flessibili.

Al contrario, un programma di resistance training adeguatamente strutturato può migliorare il range of motion, e gli studi che lo hanno confrontato direttamente con lo stretching non mostrano una chiara differenza generale nell'incremento dell'escursione articolare.

Questo non rende lo stretching inutile.

Stretching e allenamento della forza sono strumenti differenti, che possono essere utilizzati separatamente oppure integrati sulla base dell'obiettivo.

La vera domanda non dovrebbe quindi essere:

“Meglio pesi o stretching?”

ma:

“Di quale livello di forza, mobilità e controllo ho bisogno per svolgere al meglio le mie attività?”

Presso FisioClinic – Centro Colombo Genova, il programma di esercizio terapeutico viene costruito sulla base della valutazione individuale, con l'obiettivo di recuperare e sviluppare mobilità, forza e funzione attraverso una progressione personalizzata.



Domande Frequenti su Pesi, Flessibilità e Stretching

Allenarsi con i pesi rende rigidi?

In generale, no. Una meta-analisi del 2023 comprendente 55 studi ha mostrato che il resistance training può aumentare significativamente il range of motion. Nei confronti diretti disponibili non sono emerse differenze significative rispetto allo stretching per l'incremento del ROM.

I pesi possono migliorare la flessibilità?

Sì. L'allenamento contro resistenza può migliorare l'escursione articolare, soprattutto quando gli esercizi consentono di lavorare progressivamente attraverso ROM appropriati. Questo effetto è stato documentato sia in studi individuali sia in revisioni sistematiche e meta-analisi.

Per diventare più flessibili è meglio fare stretching o pesi?

Non esiste una risposta universale. Le meta-analisi disponibili non hanno evidenziato una differenza significativa generale tra resistance training e stretching negli incrementi di ROM. La scelta dipende quindi dagli obiettivi individuali e dal tipo di flessibilità o funzione che si vuole sviluppare.

Se faccio pesi devo comunque fare stretching?

Non necessariamente per il solo obiettivo di migliorare il ROM. Un programma di resistance training può già aumentare l'escursione articolare. Lo stretching rimane però uno strumento utile per obiettivi specifici, sport che richiedono elevati livelli di flessibilità o quando viene inserito intenzionalmente nel programma.

Per migliorare la mobilità bisogna utilizzare sempre il massimo ROM?

No. Un'ampia escursione può essere utile, ma il ROM deve essere appropriato, controllabile e adattato alla persona. Dolore, fase riabilitativa, caratteristiche individuali e obiettivi possono rendere utile modificare temporaneamente l'ampiezza del movimento.

Gli esercizi eccentrici aumentano la flessibilità?

Possono farlo. Uno studio del 2025 ha mostrato che sei settimane di Nordic Hamstring Exercise hanno migliorato la flessibilità degli hamstring in maniera simile allo stretching statico. Tuttavia, le meta-analisi non dimostrano che le contrazioni eccentriche siano necessariamente superiori alle altre modalità di resistance training per aumentare il ROM.


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Fonti Scientifiche

1. Alizadeh S, Daneshjoo A, Zahiri A, et al. Resistance Training Induces Improvements in Range of Motion: A Systematic Review and Meta-Analysis. Sports Medicine. 2023;53:707–722. DOI: 10.1007/s40279-022-01804-x. È la fonte principale che utilizzerei per sostenere la tesi generale dell'articolo: 55 studi inclusi e nessuna differenza significativa tra resistance training e stretching nei confronti diretti sul ROM.

2. Afonso J, Ramirez-Campillo R, Moscão J, et al. Strength Training versus Stretching for Improving Range of Motion: A Systematic Review and Meta-Analysis. Healthcare. 2021;9(4):427. DOI: 10.3390/healthcare9040427. Ha incluso 11 articoli e 452 partecipanti e non ha trovato differenze significative tra strength training e stretching sul ROM.

3. Henderson N, Worst H, Decarreau R, et al. Comparison of a Low Load Eccentric Training Protocol and a Static Stretching Protocol on Hamstring Muscle Flexibility. International Journal of Exercise Science. 2025;18(8):263–274. PMID: 40046899. DOI: 10.70252/MRDG6392. È lo studio specifico citato nel tuo articolo originale e mostra miglioramenti della flessibilità degli hamstring sia con Nordic Hamstring Exercise sia con stretching statico.

4. Martínez-Cava A, Hernández-Belmonte A, Courel-Ibáñez J, et al. Effects of range of motion on resistance training adaptations: A systematic review and meta-analysis. Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports. 2021. La revisione ha confrontato full e partial ROM, trovando vantaggi del full ROM soprattutto per forza e ipertrofia degli arti inferiori, pur senza dimostrare superiorità per tutti gli adattamenti studiati.

La Sindrome della Bandelletta Ileotibiale

Introduzione all Sindrome della Bandelletta Ileo Tibiale

In alcuni casi, l’uso eccessivo o il sovraccarico dei muscoli della coscia possono causare una frizione della bandelletta ileotibiale contro la protuberanza ossea del femore, causando dolore e infiammazione. Questa condizione è nota come sindrome della bandelletta ileotibiale, ed è comune tra i corridori e altri atleti che eseguono attività ripetitive che coinvolgono il movimento delle gambe.

Che Cos’è la Bandelletta Ileotibiale?

La fascia iliaca-tibiale, anche conosciuta come bandelletta ileotibiale, è una struttura anatomica del corpo umano. Si tratta di una fascia fibrosa e spessa che si estende dalla cresta iliaca dell’osso dell’anca (l’osso del bacino) fino alla tuberosità deltoidea del femore (l’estremità esterna dell’osso della coscia).

La bandelletta ileotibiale svolge diverse funzioni nell’organismo, tra cui quella di stabilizzare l’articolazione del ginocchio, assorbire gli urti durante la corsa e ridurre lo sforzo sui muscoli del quadricipite femorale (il muscolo principale della coscia) durante il movimento delle gambe.

Quali Sono i Sintomi?

I sintomi della sindrome della bandelletta ileotibiale possono includere:

In alcuni casi, questa problematica può causare anche una sensazione di blocco o scatto del ginocchio durante il movimento delle gambe.

È importante sottolineare che questi sintomi non sono specifici di questa sindrome  e possono essere causati anche da altre condizioni, come lesioni ai muscoli della coscia, infiammazione del tendine del quadricipite femorale o problemi articolari del ginocchio.

Quale Professionista la Diagnostica??

In genere, la diagnosi viene effettuata da un medico specializzato in ortopediafisiatria o medicina dello sport.

Tuttavia, anche i medici di medicina generale, i fisioterapisti e gli specialisti in riabilitazione possono essere in grado di riconoscere i sintomi e fare una diagnosi preliminare. In ogni caso, è importante consultare un professionista sanitario per ottenere una diagnosi accurata e un trattamento adeguato.

Quale Tipo di Fisioterapia è Utile Eseguire?

Per la sindrome della bandelletta ileotibiale, la fisioterapia può essere utile per alleviare i sintomi e prevenire la ricorrenza della condizione.

In particolare, la fisiokinesiterapia può includere esercizi specifici per il rafforzamento e il miglioramento della flessibilità dei muscoli dell’anca, della coscia e della gamba. La terapia può anche includere tecniche di stretching e rilassamento muscolare, massaggio, terapia manuale e terapia strumentale come la tecarterapia e le onde d’urto focali radiali.

Inoltre, il fisioterapista può anche fornire consigli su come modificare l’attività fisica e lo stile di vita per ridurre il carico sulla banda ileo-tibiale, come ad esempio il cambio di calzature, il riposo dalle attività sportive e l’utilizzo di dispositivi di supporto come ortesi plantari o fasce elastiche.

Tuttavia, il tipo specifico di terapia fisica dipende dalla gravità dei sintomi e dalle esigenze individuali del paziente. Pertanto, è importante consultare un professionista che sappia consigliare l’iter più adatto.