Frattura di Astragalo: Tipologie, Rischi e Approccio Fisioterapico?

Fisiatra della FisioClinic a Genova visita la caviglia di un paziente con frattura dell’astragalo

Frattura di Astragalo: Tipologie, Rischi e Approccio Fisioterapico?

25 Agosto 2025

Introduzione alla Frattura di Astragalo

Le fratture dell’astragalo non sono tutte uguali e rappresentano una sfida diagnostica e terapeutica sia per il medico che per il fisioterapista. Comprenderne caratteristiche, rischi e implicazioni è fondamentale per gestire al meglio il percorso di recupero.

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Cos’è l’Astragalo e Perché è Così Importante?

L’astragalo è il secondo osso più voluminoso del piede, con un ruolo centrale nella biomeccanica della caviglia. Collega tibia, perone e calcagno, permettendo i movimenti di carico e rotazione.

La sua particolarità?
È dotato di una vascolarizzazione terminale fornita dai rami dell’arteria tibiale anteriore e posteriore. Questo significa che la sua capacità di ricevere sangue è limitata, e di conseguenza una frattura può portare a ritardi di guarigione o a complicanze come la necrosi.

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Perché la Frattura di Astragalo è Complessa?

A differenza di altre fratture, quelle dell’astragalo:

  • hanno una vascolarizzazione ridotta, che ne rallenta la guarigione;
  • possono compromettere gravemente la funzionalità della caviglia;
  • comportano un rischio elevato di complicanze post-traumatiche.

Per questo motivo, la gestione fisioterapica deve essere particolarmente accurata e personalizzata.

Tipologie di Frattura di Astragalo

Le fratture di astragalo si classificano principalmente in tre tipologie:

Frattura marginale delle apofisi

  • Interessa le porzioni sporgenti dell’astragalo, come il tubercolo posteriore o l’os trigonum.
  • Può derivare da traumi diretti o movimenti forzati del piede.
  • Sintomi: dolore, gonfiore e difficoltà di movimento.
  • Possibili complicazioni: sindrome dell’os trigonum, con dolore persistente e riduzione della mobilità.

Frattura del corpo dell’astragalo

  • Coinvolge la porzione centrale dell’osso.
  • Sintomi: dolore intenso, gonfiore importante, impossibilità di caricare peso sul piede.
  • Spesso richiede immobilizzazione prolungata e, nei casi più gravi, intervento chirurgico per ripristinare stabilità e funzionalità.
  • Se associata a lussazione, può presentare deformità evidente.

Frattura del collo dell’astragalo (la più pericolosa)

  • Colpisce la parte sottile tra corpo e testa dell’osso.
  • Tipicamente causata da forzature del piede (flessione plantare associata a rotazione).
  • Sintomi: dolore acuto nella parte anteriore del piede e nella caviglia, gonfiore, difficoltà a muovere o sostenere il peso, deformità visibile.
  • Rischio maggiore: necrosi post-traumatica, dovuta alla già limitata vascolarizzazione.

Secondo Grassi, Pazzaglia, Pilato e Zatti (Manuale di Ortopedia e Traumatologia, 2021), le fratture del collo dell’astragalo rappresentano le più gravi e complesse da trattare.

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Il Ruolo del Fisioterapista nella Gestione Post-Frattura di Astragalo

Il percorso riabilitativo dopo una frattura di astragalo è complesso e delicato. La ridotta vascolarizzazione di questo osso rende la guarigione più lenta rispetto ad altre fratture, perciò è fondamentale un approccio fisioterapico mirato e progressivo.

Recupero della mobilità articolare

Dopo settimane di immobilizzazione, la caviglia tende a diventare rigida.
Il fisioterapista interviene con:

  • mobilizzazioni passive e attive-assistite per migliorare gradualmente l’ampiezza articolare;
  • esercizi di stretching mirato a muscoli e tendini circostanti;
  • tecniche manuali per ridurre aderenze e rigidità capsulo-legamentose.

Il supporto delle terapie fisiche strumentali

Oltre agli esercizi riabilitativi e al lavoro manuale, la fisioterapia post-frattura di astragalo può essere supportata dall’utilizzo di elettromedicali avanzati, che favoriscono il recupero e riducono i tempi di guarigione:

L’integrazione di queste terapie nel percorso fisioterapico, sempre personalizzato e supervisionato, aiuta a ottimizzare i risultati, ridurre i sintomi residui e migliorare la qualità del recupero.

Rinforzo muscolare e recupero della forza

La perdita di tono muscolare è inevitabile dopo un lungo periodo di scarico.
Il lavoro fisioterapico si concentra su:

  • esercizi isometrici iniziali (senza movimento), per riattivare la muscolatura in sicurezza;
  • progressione verso esercizi contro resistenza per muscoli del polpaccio, tibiali e stabilizzatori del piede;
  • rinforzo funzionale mirato al ritorno al cammino e, nei pazienti sportivi, al gesto atletico.

Lavoro propriocettivo e controllo neuromuscolare

Le fratture di astragalo alterano la stabilità della caviglia.
Per questo il fisioterapista utilizza:

  • esercizi su superfici instabili (tavolette, BOSU, cuscini propriocettivi) per stimolare i recettori;
  • esercizi dinamici di equilibrio e reattività;
  • training di coordinazione e schemi motori complessi per prevenire recidive e nuove distorsioni.

Monitoraggio delle complicanze

Un aspetto cruciale è la sorveglianza clinica. Il fisioterapista, lavorando in sinergia con l’ortopedico, osserva:

  • la comparsa di dolore persistente o anomalo;
  • eventuali segni di necrosi avascolare (complicanza temibile, soprattutto nelle fratture del collo dell’astragalo);
  • edemi resistenti o deficit funzionali che richiedano ulteriori approfondimenti.

Approccio multidisciplinare

Il recupero ottimale richiede la collaborazione tra diversi professionisti:

  • ortopedico, che valuta l’andamento della consolidazione ossea e gestisce eventuali complicanze chirurgiche;
  • fisioterapista, che costruisce un programma riabilitativo personalizzato;
  • in alcuni casi, podologo o chinesiologo, per correggere appoggi plantari e migliorare la biomeccanica.

In sintesi, la fisioterapia post-frattura di astragalo non si limita al “tornare a camminare”, ma ha l’obiettivo più ampio di restituire al paziente stabilità, sicurezza e funzionalità duratura, riducendo al minimo i rischi di complicanze e recidive.

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Conclusioni

Le fratture di astragalo non sono tutte uguali: la loro gravità varia in base alla sede e al tipo di compromissione. Tra tutte, le fratture del collo dell’astragalo rappresentano le più rischiose per la guarigione e la stabilità della caviglia.

Alla FisioClinic del Centro Colombo Genova ci occupiamo della riabilitazione post-frattura con protocolli personalizzati, strumenti avanzati e un approccio basato sulle più recenti evidenze scientifiche.

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Domande Frequenti sulla Frattura dell’Astragalo

1. Quanto tempo ci vuole per guarire da una frattura dell’astragalo?

I tempi di guarigione di una frattura dell’astragalo dipendono dalla sede e dalla gravità della frattura, dall’eventuale scomposizione o lussazione e dal trattamento effettuato. La consolidazione ossea può richiedere diverse settimane o alcuni mesi, mentre il recupero completo della mobilità, della forza e della funzionalità della caviglia può richiedere più tempo. Il ritorno al carico deve essere stabilito dall’ortopedico sulla base dell’evoluzione clinica e degli esami di controllo.

2. Quando si può iniziare a camminare dopo una frattura dell’astragalo?

Non esiste una tempistica uguale per tutti. In molte fratture dell’astragalo è necessario inizialmente un periodo di immobilizzazione e scarico dell’arto. Il carico viene successivamente reintrodotto in maniera progressiva quando le condizioni cliniche e la consolidazione ossea lo consentono, secondo le indicazioni dello specialista. Anticipare autonomamente il carico può compromettere il processo di guarigione.

3. La frattura dell’astragalo è grave?

Può esserlo. L’astragalo è un osso particolare perché gran parte della sua superficie è ricoperta da cartilagine e alcune fratture possono comprometterne la vascolarizzazione. Le lesioni più severe, soprattutto se scomposte o associate a lussazione, possono presentare un rischio maggiore di complicanze come necrosi avascolare, rigidità articolare e artrosi post-traumatica.

4. Cos’è la necrosi avascolare dell’astragalo?

La necrosi avascolare dell’astragalo è una possibile complicanza in cui una parte dell’osso riceve un apporto sanguigno insufficiente. Il rischio è particolarmente importante in alcune fratture del collo dell’astragalo, soprattutto quando sono scomposte o associate a lussazione. Per questo motivo il follow-up ortopedico e gli esami di controllo sono fondamentali anche dopo il trattamento iniziale.

5. Quando si inizia la fisioterapia dopo una frattura dell’astragalo?

L’inizio della fisioterapia dopo una frattura dell’astragalo dipende dal tipo di lesione, dalla stabilità della frattura, dal trattamento conservativo o chirurgico effettuato e dalle indicazioni dell’ortopedico. Il percorso riabilitativo viene progressivamente adattato alle diverse fasi della guarigione, introducendo mobilizzazione, recupero del carico, rinforzo muscolare ed esercizio terapeutico nel momento più appropriato.

6. In cosa consiste la riabilitazione dopo una frattura dell’astragalo?

La riabilitazione viene personalizzata e può comprendere recupero della mobilità della caviglia e del piede, gestione dell’edema, rinforzo muscolare, rieducazione al carico e al cammino, esercizi propriocettivi e recupero del controllo neuromuscolare. Quando clinicamente indicate, possono essere associate terapie fisiche strumentali come supporto al percorso riabilitativo. Nei pazienti sportivi, le fasi successive prevedono inoltre un lavoro specifico per il ritorno graduale all’attività sportiva.

7. Si può tornare a fare sport dopo una frattura dell’astragalo?

In molti casi è possibile tornare allo sport dopo una frattura dell’astragalo, ma i tempi variano considerevolmente da persona a persona. Il ritorno all’attività non dovrebbe basarsi soltanto sul tempo trascorso dall’infortunio, ma sulla consolidazione della frattura e sul recupero di mobilità, forza, equilibrio, controllo neuromuscolare e capacità di tollerare i carichi specifici dello sport. La ripresa deve quindi essere progressiva e concordata con i professionisti che seguono il paziente.

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