
Test in valgo e in varo del ginocchio: come si valutano i legamenti collaterali
I test in valgo e in varo del ginocchio, chiamati anche valgus stress test e varus stress test, sono manovre cliniche utilizzate per valutare la stabilità laterale dell’articolazione. Il test in valgo sollecita soprattutto il legamento collaterale mediale; quello in varo aiuta a valutare il legamento collaterale laterale, detto anche fibulare. [1–3]
Sono utili dopo alcuni traumi, ma nessun risultato va interpretato da solo. Dolore, apertura articolare, storia dell’infortunio e altri reperti devono essere valutati insieme. Un test negativo non garantisce l’assenza di lesioni, soprattutto quando dolore e contrazione muscolare limitano l’esame. [1,4]
Alla FisioClinic del Centro Colombo di Genova, la valutazione del ginocchio aiuta a definire quali approfondimenti siano opportuni e quale percorso riabilitativo possa essere indicato.
Il legamento collaterale mediale, indicato anche con le sigle LCM o MCL, si trova sul lato interno del ginocchio e contribuisce a contrastare le sollecitazioni in valgo. Il collaterale laterale, LCL o FCL, collega femore e perone sul lato esterno ed è importante nel controllo del varo. [2,3]
La stabilità non dipende però da due strutture isolate. Capsula, crociati e complessi posteromediale e posterolaterale partecipano al controllo del movimento. Un trauma può coinvolgere più strutture: per questo, un sospetto danno del collaterale richiede un esame più ampio del solo lato doloroso.
| Aspetto | Test in valgo | Test in varo |
|---|---|---|
| Struttura principalmente valutata | Collaterale mediale | Collaterale laterale/fibulare |
| Risposta osservata | Apertura del comparto interno | Apertura del comparto esterno |
| Ginocchio leggermente flesso | Valuta soprattutto la stabilità mediale, generalmente a 15–30° | Valuta la stabilità laterale, generalmente a 20–30° |
| Ginocchio in estensione | Un’importante lassità può indicare un coinvolgimento più esteso | La lassità richiede di considerare strutture associate |
| Interpretazione | Integrata con anamnesi ed esame completo | Integrata con anamnesi ed esame completo |
Le angolazioni dipendono dal protocollo. Il consenso posterolaterale del 2025 richiama specificamente la valutazione in varo a 0° e 20°. Questi riferimenti servono al professionista e non sono istruzioni per eseguire il test a casa. [2,3]
Il test in valgo ricerca dolore e alterazioni della stabilità mediale. Una lassità anomala con lieve flessione può suggerire un coinvolgimento del collaterale mediale superficiale. Se l’apertura è marcata anche in estensione, occorre considerare una lesione mediale più estesa ed eventuali lesioni associate. [2]
Durante l’esame il paziente è generalmente sdraiato; il professionista sostiene l’arto e applica una sollecitazione controllata. Valuta la risposta del ginocchio e, quando possibile, la confronta con il lato opposto.
Il dolore da solo non dimostra una rottura. La sede dei sintomi, l’apertura articolare e la qualità della resistenza finale al movimento contribuiscono al ragionamento clinico.
Il test in varo valuta la risposta del comparto laterale a una sollecitazione controllata. In lieve flessione offre informazioni sulla funzione del collaterale laterale; una lassità presente anche in estensione aumenta il sospetto di un interessamento più ampio. [3,5]
In presenza di sospetta instabilità posterolaterale, il medico può associare altre manovre per valutare anche la componente rotatoria. Il consenso internazionale del 2025 riconosce il test in varo come parte importante dell’esame clinico. È un accordo tra esperti, non una misura definitiva di sensibilità e specificità. [3]
Non è quindi corretto concludere che il test sia inutilizzabile perché alcuni studi storici hanno mostrato limiti: è più preciso dire che non basta, da solo, a confermare o escludere una lesione.
I tre aspetti vanno distinti:
La lassità non è sinonimo di «aumento del ROM»: il ROM descrive l’ampiezza del movimento, per esempio quanto il ginocchio si piega o si estende. Inoltre, la sensazione di cedimento riferita dal paziente è un sintomo funzionale, che non coincide automaticamente con una determinata misura di apertura.
Lo studio di Kastelein e colleghi del 2008 ha valutato 134 adulti con trauma del ginocchio; 35 presentavano una lesione mediale alla risonanza. Per il test a 30° sono stati riportati i seguenti valori. [1]
| Criterio considerato | Sensibilità | Specificità |
|---|---|---|
| Dolore durante lo stress in valgo | 78% | 67% |
| Lassità durante lo stress in valgo | 91% | 49% |
La sensibilità descrive quanto spesso il criterio risultava positivo nei pazienti con lesione; la specificità quanto spesso risultava negativo in quelli senza lesione.
I dati provengono da un singolo studio, in una popolazione e con un protocollo specifici. Non indicano la probabilità personale di avere una lesione. Lo studio sostiene l’utilità di combinare anamnesi ed esame, senza trasformare il test in una diagnosi certa. Anche l’assenza di dolore o lassità deve essere interpretata nel contesto clinico.
Le stime di accuratezza della manovra manuale isolata sono meno solide di quanto possa suggerire una singola percentuale. Lo studio storico di Harilainen del 1987 evidenziava numerosi falsi negativi nell’esame clinico delle lesioni acute; non rappresenta una misura universale delle prestazioni del test in ogni contesto. [4]
Il consenso del 2025 sostiene una valutazione integrata della sospetta lesione posterolaterale, comprendente esame clinico e imaging quando indicato. [3]
Per il paziente: se il ginocchio continua a cedere o i sintomi non sono coerenti con un esame inizialmente rassicurante, è opportuno rivalutare il quadro.
Esistono classificazioni differenti, ma non va utilizzata un’unica tabella di millimetri come regola valida per tutti i test e tutte le lesioni.
La stima manuale e la misura su radiografie sotto stress non sono intercambiabili. Contano angolo del ginocchio, modalità di applicazione della forza e confronto con il lato opposto. Il consenso sul comparto posteromediale sottolinea anche i limiti delle classificazioni esistenti. [2]
La gravità va definita considerando stabilità, sede della lesione ed eventuali strutture associate, non soltanto una soglia numerica.
Una valutazione tempestiva è importante, ma non esiste una regola universale che imponga il test nella prima ora o dopo 24 ore di immobilizzazione.
Dolore, versamento e difesa muscolare possono rendere l’esame meno tollerabile e meno informativo. Il professionista decide quali manovre siano appropriate, se servano accertamenti e quando ripetere la valutazione. Non si deve forzare il ginocchio per ottenere un risultato. [4,5]
La protezione e l’eventuale immobilizzazione dell’arto vengono scelte sul tipo di trauma: non sono un passaggio automatico per rendere eseguibile il test.
Gli accertamenti dipendono dalla domanda clinica. Dopo un trauma, la radiografia può essere il primo esame quando vi sono elementi che fanno sospettare una lesione ossea; la risonanza aiuta a valutare legamenti, menischi e altre strutture quando il quadro lo richiede. [6]
Nei sospetti danni legamentosi importanti o combinati, l’imaging può contribuire alla pianificazione. Le radiografie sotto stress, diverse dai test manuali, possono quantificare la lassità in contesti specialistici. Ecografia e risonanza non devono essere presentate come equivalenti per ogni sospetta lesione.
Un esame strumentale integra la visita: il referto deve essere collegato ai sintomi e alla funzione.
Un test positivo non implica automaticamente la chirurgia. Diverse lesioni isolate del collaterale mediale possono essere gestite con un percorso conservativo; le lesioni laterali importanti, posterolaterali o multilegamentose richiedono un inquadramento specialistico specifico. [3,5]
La revisione sistematica del 2024 sulla riabilitazione non chirurgica del collaterale mediale ha incluso 26 rapporti su 1.912 pazienti e ha rilevato notevole variabilità nei programmi. Non è quindi corretto promettere un protocollo o un tempo di recupero uguale per tutti. [7]
Secondo la lesione, il programma può comprendere protezione, recupero del movimento, rinforzo, controllo neuromuscolare e progressione verso le attività quotidiane o sportive. Le indicazioni su tutore e carico vanno personalizzate.
Il ritorno allo sport richiede una valutazione della funzione e della stabilità, oltre al tempo trascorso dall’infortunio. La sola riduzione del dolore non equivale al recupero completo.
Dopo un trauma, deformità, piede freddo o pallido, alterazioni della sensibilità o marcata perdita di forza richiedono una valutazione urgente. Anche l’impossibilità di sostenere il peso o un gonfiore importante meritano un inquadramento tempestivo: non bisogna cercare di eseguire autonomamente test sotto stress. [5,6]
Presso la FisioClinic – Centro Polispecialistico Colombo, il dott. Andrea Bertulessi e il dott. Vittorio Anfossi, fisiatri, collaborano con il team riabilitativo per inquadrare dolore e limitazioni funzionali del ginocchio e definire le indicazioni appropriate.
Quando necessario, il percorso prevede approfondimenti e confronto ortopedico. La fisioterapia viene adattata alla diagnosi, alla stabilità e alle attività da recuperare.
Il valgo valuta soprattutto la stabilità mediale; il varo quella laterale. Entrambi fanno parte di un esame complessivo.
No. Dolore e lassità hanno significati differenti e devono essere interpretati con gli altri reperti.
Non sempre. Dolore, difesa muscolare e lesioni associate possono influenzare la valutazione.
Perché cambia il contributo delle strutture stabilizzatrici. La presenza di lassità in estensione può suggerire un quadro più esteso.
Non sono test per l’autodiagnosi: esecuzione e interpretazione richiedono competenza clinica, soprattutto dopo un trauma.
No. Gli accertamenti vengono scelti in base al sospetto clinico e alle decisioni che possono modificare.
No. La scelta dipende da sede, gravità, stabilità ed eventuali lesioni associate.
Non esiste una durata valida per tutti. Il ritorno viene guidato da recupero clinico, capacità funzionale e richieste sportive.
Le fonti recenti pertinenti individuate comprendono il consenso posterolaterale del 2025 e la revisione riabilitativa del 2024. Gli studi diagnostici storici sono mantenuti come tali: la data di consultazione non li rende nuove evidenze. La ricerca non costituisce una revisione sistematica registrata.
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dott. Andrea Bertulessi – Fisiatra
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dott.ssa Camilla Gatti – Fisioterapista
dott.ssa Eleonora Pozzo – Fisioterapista
Avvertenza: questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica, fisiatrica o fisioterapica individuale.
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