
Il dolore nella parte posteriore della caviglia, soprattutto durante la corsa, il cammino veloce o i primi passi del mattino, può dipendere da una tendinopatia del tendine d’Achille.
È una condizione frequente tra runner e sportivi, ma può interessare anche persone sedentarie o che hanno aumentato improvvisamente il proprio livello di attività.
La prima cosa da sapere è che non si tratta necessariamente di una semplice “infiammazione”. Nelle forme persistenti si osservano soprattutto alterazioni della struttura e della capacità del tendine di tollerare il carico.
Per questo motivo, limitarsi al riposo o utilizzare esclusivamente trattamenti passivi può attenuare temporaneamente i sintomi senza recuperare realmente la capacità del tendine.
Secondo le linee guida cliniche più recenti, il trattamento centrale è rappresentato da un programma personalizzato di esercizio e carico progressivo, accompagnato dalla gestione delle attività che provocano dolore.
Il tendine d’Achille collega i muscoli del polpaccio — gastrocnemio e soleo — al calcagno.
È fondamentale per:
Durante la corsa deve sopportare carichi molto elevati. Questo non significa che il carico faccia necessariamente male: un tendine sano ha bisogno di essere caricato per mantenere le proprie capacità.
Il problema può comparire quando le richieste aumentano più rapidamente della capacità di adattamento del tessuto.
Nel linguaggio comune si parla spesso di “tendinite d’Achille”. Il termine suggerisce che il problema sia causato esclusivamente da un’infiammazione.
Nelle condizioni persistenti è generalmente più appropriato parlare di tendinopatia achillea, una situazione caratterizzata da dolore e riduzione della funzione del tendine.
Questo cambiamento terminologico è importante anche per il trattamento: se il problema fosse soltanto infiammatorio, riposo e farmaci potrebbero essere sufficienti. Nella maggior parte dei casi, invece, è necessario recuperare progressivamente forza e tolleranza al carico.
Non tutte le tendinopatie achillee sono uguali.
Il dolore è localizzato generalmente alcuni centimetri sopra l’inserzione del tendine sul calcagno.
Può essere presente un ispessimento localizzato e il fastidio aumenta frequentemente durante corsa, salto o sollevamento del tallone.
Il dolore è localizzato nel punto in cui il tendine si inserisce sul calcagno.
In questa forma, la compressione del tendine contro il calcagno può contribuire ai sintomi. Alcuni esercizi eseguiti lasciando scendere molto il tallone sotto il livello di un gradino potrebbero risultare inizialmente irritanti.
Distinguere le due forme è importante perché la progressione degli esercizi e la gestione dell’ampiezza del movimento possono essere differenti.
I sintomi più comuni comprendono:
Il dolore può diminuire durante il riscaldamento e aumentare nuovamente alcune ore dopo l’attività o il giorno successivo.
Questo andamento non significa che il problema sia risolto: la risposta nelle 24 ore successive aiuta il fisioterapista a capire se il carico proposto sia stato adeguato.
La tendinopatia ha un’origine multifattoriale. Raramente esiste una sola causa.
Tra i fattori potenzialmente rilevanti troviamo:
Non è quindi scientificamente corretto attribuire automaticamente il problema alla postura, all’appoggio del piede o a una singola scarpa.
La scarpa e la tecnica di corsa possono essere valutate, ma devono essere inserite in un’analisi più ampia dei carichi, della forza e della storia clinica.
Nella maggior parte dei casi la diagnosi è prevalentemente clinica.
La valutazione può comprendere:
Le linee guida sconsigliano di utilizzare automaticamente ecografia o risonanza magnetica quando la presentazione clinica è chiara. L’imaging può essere utile quando la diagnosi è incerta, l’evoluzione è inattesa, si sospetta una lesione diversa o il trattamento non produce i risultati previsti.
Le alterazioni rilevate nelle immagini, inoltre, non coincidono sempre con l’intensità del dolore. Un tendine può apparire modificato anche in persone prive di sintomi.
È opportuno richiedere una valutazione tempestiva in presenza di:
Questi segnali possono richiedere l’esclusione di una rottura del tendine o di altre condizioni.
Sospendere temporaneamente l’attività più irritante può ridurre il dolore, ma il riposo prolungato diminuisce la capacità del tendine e del polpaccio di tollerare gli sforzi.
Quando la persona riprende improvvisamente corsa o sport, il problema può ripresentarsi perché il tessuto non è stato preparato alle richieste precedenti.
Le linee guida del 2024 indicano che il riposo completo non è normalmente necessario. L’attività può essere mantenuta entro livelli tollerabili, monitorando i sintomi e adattando temporaneamente intensità, velocità e volume.
La soluzione non consiste quindi nello scegliere tra “fermarsi” e “continuare come prima”, ma nel trovare una quantità di carico che stimoli il recupero senza provocare un peggioramento persistente.
Il primo passaggio consiste nel comprendere quali attività abbiano superato la capacità attuale del tendine.
Non sempre è necessario interrompere completamente la corsa. In base ai sintomi può essere sufficiente modificare temporaneamente:
L’esercizio con carico sul tendine rappresenta il trattamento di prima scelta per la tendinopatia della porzione media.
Il programma può includere:
Non esiste un unico protocollo valido per tutti. Gli esercizi eccentrici possono essere efficaci, ma non sono l’unica possibilità: anche programmi concentrici-eccentrici e di forza progressiva possono produrre buoni risultati.
Le linee guida raccomandano esercizi di carico con intensità adeguata almeno tre volte alla settimana, compatibilmente con tolleranza, obiettivi e fase del recupero.
La terapia manuale può essere utilizzata quando sono presenti limitazioni articolari o dei tessuti molli, soprattutto come complemento per facilitare l’esercizio.
Da sola, però, non ricostruisce la forza e la capacità necessarie per correre e saltare.
Le onde d’urto possono essere valutate in alcune tendinopatie persistenti, soprattutto quando esercizio ed educazione non hanno prodotto un miglioramento sufficiente.
Le prove disponibili non sono però uniformi e i risultati possono cambiare tra tendinopatia inserzionale e della porzione media. Una revisione del 2022 ha riportato risultati favorevoli soprattutto per la porzione media, mentre le conclusioni sulla forma inserzionale erano più incerte.
Le onde d’urto devono quindi essere considerate un possibile coadiuvante, non un sostituto dell’esercizio progressivo.
Queste tecnologie possono avere un ruolo complementare nella gestione dei sintomi, ma non dovrebbero costituire il centro del trattamento.
La priorità rimane il recupero della capacità del tendine attraverso esercizio, educazione e progressione dei carichi.
Le infiltrazioni di corticosteroidi vicino al tendine d’Achille richiedono particolare cautela per i possibili rischi e non rappresentano un trattamento routinario.
Per PRP e altre infiltrazioni biologiche, i risultati della ricerca non consentono di affermare che siano sistematicamente superiori a un programma riabilitativo ben condotto.
L’indicazione deve essere valutata individualmente da uno specialista e non dovrebbe sostituire il recupero della funzione.
La tendinopatia achillea può richiedere diversi mesi. I tempi dipendono da:
Un miglioramento iniziale del dolore non coincide necessariamente con il completo recupero della forza e della capacità di sostenere corsa e salto.
Per ridurre il rischio di ricaduta è importante proseguire fino al raggiungimento di criteri funzionali adeguati.
Il ritorno alla corsa dovrebbe essere progressivo e basato sulla risposta del tendine.
Prima di aumentare i carichi possono essere valutati:
La ripresa può iniziare con alternanza tra corsa e cammino, aumentando una variabile alla volta. Incrementare contemporaneamente durata, velocità e pendenza rende più difficile capire quale carico abbia irritato il tendine.
Non tutte le tendinopatie sono prevenibili, ma è possibile ridurre alcuni fattori di rischio:
Alla FisioClinic di Genova il percorso può comprendere valutazione clinica e funzionale, analisi dei carichi, esercizio terapeutico progressivo e programmazione del ritorno alla corsa o allo sport.
Quando indicato, il programma può essere integrato con terapia manuale e tecnologie come le onde d’urto focali, mantenendo l’esercizio come elemento centrale del recupero.
L’obiettivo non è soltanto diminuire il dolore, ma restituire al tendine la capacità di sostenere le attività che la persona desidera recuperare.
Non sempre. In molti casi è possibile ridurre temporaneamente volume, velocità, salite o frequenza, mantenendo un livello di attività compatibile con i sintomi.
No. Sono una possibilità efficace, ma non l’unica. Il programma può comprendere contrazioni isometriche, concentriche, eccentriche, forza lenta e progressioni elastiche.
No. Quando sintomi e valutazione clinica sono caratteristici, l’imaging può non essere necessario. Viene considerato in caso di dubbi diagnostici, sospette lesioni differenti o andamento inatteso.
Il trattamento manuale può aiutare alcuni sintomi o limitazioni associate, ma non sostituisce il programma di carico.
Possono aiutare alcuni pazienti con sintomi persistenti, ma non funzionano nello stesso modo per tutti e dovrebbero essere integrate con l’esercizio.
Tendinopatia e rottura sono condizioni differenti. Un dolore improvviso accompagnato da schiocco, perdita di forza e difficoltà a camminare richiede una valutazione tempestiva.
Non esiste una durata identica per tutti. Spesso sono necessari diversi mesi per recuperare completamente forza e capacità sportiva, anche quando il dolore diminuisce prima.
Non esiste una scarpa universalmente migliore. Comfort, attività praticata, storia del paziente e variazioni recenti della calzatura devono essere valutati individualmente.
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